giovedì 19 settembre 2013

Campo anti bracconaggio in Puglia



Nella settimana di ferragosto 2013, volontari delle associazioni LAC e TerrAnomala si sono recati nel Parco Nazionale dell'Alta Murgia e nel Gargano per verificare il fenomeno del bracconaggio nel territorio pugliese.
Appoggiandosi a guardie venatorie LAC e antincendio della zona, i volontari hanno potuto capire che la situazione è molto difficile da monitorare e contenere.
Sono stati fatti appostamenti notturni per controllare il movimento e le tecniche utilizzate dai bracconieri.
Il cinghiale è il più braccato e molti sono i metodi utilizzati per catturarlo. Raramente vengono usati i lacci, un tipo di trappola micidiale che attraverso un cappio munito di nodo scorsoio cattura l'animale condannandolo ad un'orribile morte per soffocamento. Nel mese di luglio ne sono stati ritrovati un centinaio nel bosco di Scoparella, a ridosso dei muretti a secco che delimitano le proprietà dei terreni.
Un altro modo usato per catturare i cinghiali è quello di scavare delle buche nel sottobosco, riempirle d'acqua ed attendere, nascosti anche sopra gli alberi, che l'animale vada a dissetarsi, per finirlo con un colpo secco di fucile.
Buca trappola da poco prosciugata
Questa orribile pratica è organizzata anche da alcune masserie all'interno del Parco: nei loro boschetti si adoperano per accogliere folli turisti disposti a pagare fior fior di quattrini per avere il loro parco divertimento allestito e sicuro. Le armi le trovano direttamente nella masseria, senza rischiare di essere pizzicati durante i controlli stradali. I volontari della LAC e TerrAnomala hanno potuto verificare che nei dintorni del bosco di San Magno, erano scavate buche da poco secche.
Ma nel Parco, il bracconaggio più frequente è lo sparo nel branco. E' un metodo abbastanza sicuro per la conformazione del territorio, esteso e boscoso. Per non farsi sorprendere con le armi mentre entrano o escono dal Parco, i bracconieri usano appendere i fucili agli alberi per recuperarli al bisogno.
Negli ultimi anni si è diffusa anche la pratica di rincorrere ed investire i cinghiali con grossi fuoristrada o pick-up rinforzati sul davanti con grandi paraurti, ed eventualmente finirli con una fucilata o sgozzandoli per caricare poi sul mezzo solo le parti che interessano, macellandoli quindi, direttamente sul luogo.
Altre zone di bracconaggio sono il  bosco di Gravina (o di Fesa Grande), che rimane fuori dal Parco e richiama “appassionati” dalla Basilicata, il Bosco Il Quarto, il Bosco la Resega, la Foresta di Mercadante e la zona boscosa di Poggiorsini.
Il cinghiale viene cacciato come trofeo e per la carne. I bracconieri forniscono i ristoranti della zona sia di carne da cucinare che di esemplari da aggiungere agli allevamenti regolari, non controllati a dovere e quindi di facile incremento numerico, ma per la maggior parte rivendono la carne del cinghiale a privati o agriturismi.
La scusa ufficiale per la caccia al cinghiale è sempre la dannosità dell'animale, che invece è vittima dello sfruttamento umano del territorio. Inoltre ogni anno i cinghiali si ritrovano in un territorio sempre più delimitato a causa degli incendi che devastano l'intera zona delle Murge, vera causa dei loro occasionali banchetti negli orti dei contadini.
Ma in Puglia, non è solo il cinghiale a destare l'interesse del bracconiere, sono state trovate infatti, in particolare nel Gargano, anche reti per uccelli lunghe decine di metri atte a catturare allodole e quaglie.

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