martedì 27 novembre 2012

Emergenza storni


In questo periodo, guardando il cielo, non è difficile notare le meravigliose evoluzioni degli storni. Sono infatti circa un milione gli uccelli provenienti dal nord Europa che fanno tappa nella capitale per trovare un clima migliore. La zona dell'Eur, ad esempio, è una delle tante aree in cui questi magnifici uccelli, al tramonto, si affollano numerosissimi tra gli alberi scelti come dimore.
 Ma il rumore e soprattutto la sporcizia lasciata dagli uccelli a terra o sui tetti di case e auto, ha portato numerosi negozianti e benzinai della zona a servirsi di metodi illegali, come i petardi, per allontanarli dai loro esercizi.  I petardi, fatti scoppiare sotto gli alberi, creano panico tra gli storni che immediatamente si librano in cielo senza ordine, in maniera assolutamente caotica. Molti infatti si scontrano cadendo rovinosamente sul suolo, altri vengono colti da infarto e una volta a terra sono divorati dalle cornacchie. Per evitare tutto questo, come l'anno scorso, monitoreremo quotidianamente tutta la zona.
Abbiamo incontrato anche operatori del comune che si aggiravano con dei grandi megafoni che diffondono ad altissimo volume un segnale che richiama il verso emesso dagli storni in situazioni di pericolo o il verso del falco. I volatili in questo modo, secondo loro, sono indotti ad allontanarsi senza conseguenze. 



Troppi gli uccelli trovati morti ogni giorno.
Raccomandiamo a chiunque venisse a conoscenza di metodi di allontanamento illegali, di comunicarlo a info.terranomala@gmail.com

lunedì 26 novembre 2012

Campo antibracconaggio Brescia. Strage annunciata degli uccelli migratori: trait d’union tra caccia e bracconaggio



Pettirosso intrappolato nell'archetto
Il 26° campo antibracconaggio della L.A.C. Lega per l’Abolizione della Caccia, in stretta collaborazione con il CABS (Committee against bird slaughter) ha portato alla luce gravi episodi di bracconaggio, uccisioni massicce di uccelli protetti e una diffusissima illegalità venatoria. In turno, i  trentasette volontari provenienti da Italia  ed Europa, hanno individuato nelle tre valli bresciane 1.675 trappole di cui sep (piccole tagliole) e archetti (che straziano e torturano  prima che sopraggiunga la morte) e 110 reti.  A questi dati si devono aggiungere quelli del Nucleo Operativo Antibracconaggio (NOA) del Corpo forestale dello Stato, con il quale si è operato in costante contatto, che ha sequestrato più di settecento uccelli e che in un solo intervento in ottobre (località Camignano)  ha accertato un impianto di uccellagione con 43 reti e ben 18 richiami acustici vietati.
 

Sparviero trovato morto in una rete
La certezza di una pesante sanzione pecuniaria da parte della Corte di Giustizia Europea ha bloccato la caccia in deroga ai piccoli uccelli migratori, ma non ha impedito all’arroganza di molti  cacciatori bresciani di sparare a tutto. Nella stragrande maggioranza dei controlli effettuati dalle guardie volontarie della LAC e di altre associazioni a cacciatori sono risultati abbattimenti di specie protette e utilizzo di richiami vivi non consentiti (fringuelli, peppole, frosoni, ecc.) spesso maltrattati e con falsi anelli. Si sono riscontrati situazioni d’illegalità diffusa, comportamenti di una  recrudescenza inaudita: sacchetti (carnieri) pieni di uccelli vietati (decine e decine di peppole e fringuelli sparati) e reti da uccellagione posizionate nel perimetro dei capanni.
Regolo morto nella rete
"Motivo" del bracconaggio: poenta/osei
Il bracconaggio agli uccelli migratori nel suo complesso sembra quest’anno molto più frammentato: alle concentrate e ampie  tese di trappole di una volta si assiste a una suddivisione delle stesse in diversi luoghi sempre meno accessibili, più nascosti e attive in fasce orarie più ristrette.
La maggior parte dei recidivi, incalliti bracconieri perseverano in questa pratica illegale, ritenendo evidentemente lievi le conseguenti condanne  già subite. Le sanzioni previste per legge sono decisamente irrisorie, il rischio è minimo e il mercato nero dell’uccellagione è redditizio: dai 3 ai 5 euro il prezzo di un uccellino spiumato, mentre un tordo che canta bene può valere da cinquanta a centinaia di euro come richiamo per gli appostamenti di caccia.

lunedì 19 novembre 2012

Cacciatori, cacciate i soldi!


Stiamo per presentare a diversi comuni della provincia di Roma, con l'intento poi di allargarci in altre province,  il progetto iniziato dalla L.A.C. (lega abolizione caccia) in cui si rende noto che i cacciatori, secondo la legge, devono pagare i proprietari della terra su cui cacciano. Il nostro intento è quello di rendere noto ad un numero sempre maggiore di persone tale possibilità, con lo scopo ultimo di mettere ancora una volta i bastoni tra le ruote ai cacciatori.

L'articolo 15, comma 1, della Legge 157/92 impone il pagamento di una somma a tutti i proprietari e conduttori di fondi che sono utilizzati per l’esercizio venatorio.
In sostanza i cacciatori italiani, dal 1992, vanno a caccia gratis su 18 milioni di ettari di terreni rurali altrui,quando invece le Regioni avrebbero dovuto pagare milioni di € ogni anno ai proprietari dei terreni, tassando i cacciatori.
La Lega per l’Abolizione Caccia ha iniziato a raccogliere le adesioni dei proprietari e dei conduttori dei fondi (compresi nell’80% del territorio agro-silvo-pastorale) ove si svolge la caccia, per una class-action civile nell’interesse di proprietari e conduttori di terreni contro tutte le  Regioni per ottenere il pagamento del “canone venatorio” per il 2011 e per 10 anni arretrati.
Modulo Richiesta Pagamento Art.15 Legge 157/92 - PDF File (50Kb)
Tale modulo deve essere spedito con raccomandata alla propria regione (o dove previsto dalle normative, alla propria provincia) al fine di richiedere il compenso per avere avuto i propri terreni inclusi nel territorio-agro-silvo-pastorale dove è ammessa la caccia.
I dati personali raccolti in questa iniziativa saranno trattati nel rispetto delle norme previste dal codice di regolamentazione della privacy (Dlgs 196/2003), per lo sviluppo della campagna e non verranno in nessun caso ceduti a terzi.

Per maggiori informazioni:

venerdì 9 novembre 2012

Isola del Giglio, ancora trappole e caccia selvaggia


Appostamento temporaneo su albero

 Dal 1 al 3 novembre 2012, volontari della LAC (Lega Abolizione Caccia) e di TerrAnomala si sono recati sull'Isola del Giglio per monitorare l'attività venatoria nel periodo di migrazione autunnale dell'avifauna.

Gabbia trappola 

Nelle vicinanze di alcuni sentieri secondari sono state trovate delle trappole sugli alberi e una gabbia-trappola attiva nel bosco; sono stati visti nelle vie del comune di Giglio Porto, cacciatori con il fucile in spalla o fra le mani e altri che riponevano nell'auto in strada il fucile sprovvisto di fodero. Nella giornata di Venerdì, che prevede il silenzio venatorio, sono stati rilevati numerosi appostamenti temporanei attivi, quando, invece, avrebbero dovuto essere smontati e resi inattivi. Le mulattiere e i percorsi turistici erano disseminati di cartucce usate,che per legge devono
essere raccolte e smaltite fra i rifiuti speciali.
                                                                               Sono stati ritrovati e disinnescati circa 120 lacci  per  conigli e mezza dozzina di schiacce, segno che il problema del   bracconaggio contro i conigli selvatici non è ancora stato affrontato con la dovuta serietà e con una sentita collaborazione fra le istituzioni competenti, che dovrebbero informare sui metodi alternativi al bracconaggio (nella zona Parco anche finanziarli). 
 Come già fatto notare in precedenza, le reti che riescono a proteggere orti e vigne sono state adottate negli ultimi mesi da molti contadini, ma tanti altri continuano a non considerarle, perpetuando l'uso dei cappi che strangolano i conigli, procurando loro una morte lenta e dolorosa.
Pettirosso trovato ferito. Dopo le nostre prime cure è stato immediatamente portato al centro di recupero di Grosseto da dove verrà rimesso in libertà tra pochi giorni

Non è la prima volta che la LAC verifica tanta illegalità diffusa sull'Isola del Giglio, dentro e fuori la zona Parco. E' evidente che sono assenti i dovuti controlli, mancanza che fa credere alla maggior parte dei gigliesi di potersi comportare come vogliono e di poter ammazzare indisturbati tanti animali, senza incorrere in nessun tipo di sanzioni.
 

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