lunedì 26 novembre 2012

Campo antibracconaggio Brescia. Strage annunciata degli uccelli migratori: trait d’union tra caccia e bracconaggio



Pettirosso intrappolato nell'archetto
Il 26° campo antibracconaggio della L.A.C. Lega per l’Abolizione della Caccia, in stretta collaborazione con il CABS (Committee against bird slaughter) ha portato alla luce gravi episodi di bracconaggio, uccisioni massicce di uccelli protetti e una diffusissima illegalità venatoria. In turno, i  trentasette volontari provenienti da Italia  ed Europa, hanno individuato nelle tre valli bresciane 1.675 trappole di cui sep (piccole tagliole) e archetti (che straziano e torturano  prima che sopraggiunga la morte) e 110 reti.  A questi dati si devono aggiungere quelli del Nucleo Operativo Antibracconaggio (NOA) del Corpo forestale dello Stato, con il quale si è operato in costante contatto, che ha sequestrato più di settecento uccelli e che in un solo intervento in ottobre (località Camignano)  ha accertato un impianto di uccellagione con 43 reti e ben 18 richiami acustici vietati.
 

Sparviero trovato morto in una rete
La certezza di una pesante sanzione pecuniaria da parte della Corte di Giustizia Europea ha bloccato la caccia in deroga ai piccoli uccelli migratori, ma non ha impedito all’arroganza di molti  cacciatori bresciani di sparare a tutto. Nella stragrande maggioranza dei controlli effettuati dalle guardie volontarie della LAC e di altre associazioni a cacciatori sono risultati abbattimenti di specie protette e utilizzo di richiami vivi non consentiti (fringuelli, peppole, frosoni, ecc.) spesso maltrattati e con falsi anelli. Si sono riscontrati situazioni d’illegalità diffusa, comportamenti di una  recrudescenza inaudita: sacchetti (carnieri) pieni di uccelli vietati (decine e decine di peppole e fringuelli sparati) e reti da uccellagione posizionate nel perimetro dei capanni.
Regolo morto nella rete
"Motivo" del bracconaggio: poenta/osei
Il bracconaggio agli uccelli migratori nel suo complesso sembra quest’anno molto più frammentato: alle concentrate e ampie  tese di trappole di una volta si assiste a una suddivisione delle stesse in diversi luoghi sempre meno accessibili, più nascosti e attive in fasce orarie più ristrette.
La maggior parte dei recidivi, incalliti bracconieri perseverano in questa pratica illegale, ritenendo evidentemente lievi le conseguenti condanne  già subite. Le sanzioni previste per legge sono decisamente irrisorie, il rischio è minimo e il mercato nero dell’uccellagione è redditizio: dai 3 ai 5 euro il prezzo di un uccellino spiumato, mentre un tordo che canta bene può valere da cinquanta a centinaia di euro come richiamo per gli appostamenti di caccia.
 

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