giovedì 14 aprile 2011

Antibracconaggio 2011 - Sopralluogo all'Isola d'Elba

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Due attiviste dell'Associazione TerrAnomala, nonchè volontarie dell'Associazione Lega Abolizione Caccia, hanno effettuato un sopralluogo di due giorni sull'Isola d'Elba, al fine di controllare la situazione locale relativa al bracconaggio. Si dice, infatti, che l'isola sia praticamente invasa dai cinghiali poichè intorno agli anni '60 furono immessi sul territorio a scopo venatorio, dunque le volontarie erano quasi certe di trovare trappole. Questi animali si spingono sino alle spiagge e, ahinoi, si sono abituati alla presenza dell'uomo, tanto da non temerlo affatto. E' stata perlustrata la parte est dell'isola, e in particolare le località di: Cavo, Rio Marina, Rio nell'Elba, Porto Azzurro e Lacona/Laconella. Oltre alle trappole (lacci per cinghiali e rare trappoline a scatto per uccelli, durante il periodo del passo migratorio) un'altra forma di bracconaggio presente sull'isola è la caccia notturna a cinghiali e lepri. Preso atto della situazione e stretto contatti con il Corpo Forestale di Portoferraio, verrà presto organizzato un campo antibracconaggio in loco.






  Diversamente da come accade nelle vaste zone boschive, qui i bracconieri piazzano i lacci per i cinghiali quasi esclusivamente intorno alle proprie case; in tal modo proteggono orti e coltivazioni e in più si assicurano un bel bottino di carne. I lacci metallici per i cinghiali sono delle trappole "a cappio" tanto semplici quanto spietate: vengono nascoste tra rami e sterpaglie, di solito tra due alberi, e quando l'animale (qualunque animale) ci passa in mezzo resta incastrato, e più tenta di liberarsi più il cappio stringe. Gli animali che finiscono in queste trappole muoiono di stenti o di asfissia dopo ore di sofferenza.




       

lunedì 11 aprile 2011

Montepastore (BO) - Las Vegans House - Cena Benefit per Incontro di Autoproduzioni 2011

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Dalle 16.30 autoproduzione di Seitan e breve presentazione dell’incontro,
in serata cena cannibalA (senza alimenti di derivazione animale non umana)
con le/gli animalett* della fattoria.


Programma
Carissim*,
confermiamo con entusiasmo l’incontro sulle autoproduzioni dal 12 al 15 maggio, troverete informazioni dettagliate sul blog.
Il programma è quasi definito, ci occuperemo di:
* installazione e messa in opera di un mulino a vento autocostruito per la produzione di energia elettrica, di una doccia dotata di filtri per riciclare l’acqua (a riscaldamento solare) e consumarne da 3 a 5 litri per ogni doccia, e di un tubo filtrante per riutilizzare l’acqua (lo useremo per il lavaggio dei piatti)
* saldatura
* costruzione di un semenzaio
* lavorazione e riutilizzo di vecchie camere d’aria
* carta riciclata usando giornali ed acqua
* stencil
* formaggi vegetali
* riconoscimento di erbe spontanee e preparazione di tinture madri
* nodi con le corde
* saponi SENZA l’impiego di soda caustica
Saranno poi previste chiacchierate e discussioni su:
* coalizione contro le nocività ed aggiornamento sulla situazione di prigionier* delle carceri
* autogestione di un’emittente radiofonica con alcuni redattori di Radio Blackout
* occupazioni
* Food not Bombs
Un po’ di svago con:
* rappresentazione teatrale di satira politica e sociale
* proiezioni e mostra ‘Vegan Comics’
* concerto rap / hiphop
* festicciola finale per chi sopravviverà fino a domenica sera
Ed ora un po’ di linee guida:
è importante sapere che ci sono parecchi animali ‘deboli’ come gatte e galline, quindi auspichiamo che saprete badare a voi stessi ed alle vostre compagnie canine.
Procuratevi piatto posate e bicchiere.
NON VERRANNO UTILIZZATI SOLDI! Portate quel che volete condividere, a breve comunicheremo una sorta di menù
Campeggieremo in tenda, non venite con camper o furgoni salvo effettive necessità; inoltre non è possibile parcheggiare l’auto.
Non verranno ovviamente consumati alimenti di derivazione animale, e ci auguriamo che non vorrete portarne con voi.
L’incontro sarà organizzato ed autogestisto da tutt*, donne uomini ed animali! Per questo motivo potrete raggiungerci anche qualche giorno prima.
Per ogni domanda o dubbio non esitate a contattarci.


Related Link:        http://incontro2011.noblogs.org/

giovedì 7 aprile 2011

Protesta via mail per bloccare un venditore ambulante di animali a Roma

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Il primo Maggio di ogni anno, in Via Tiburtina a Roma, si svolge un grande mercato. Lo scorso anno, e probabilmente anche quelli precedenti, era presente un losco figuro campano che vendeva animali vivi nella sua bancarella. Pesci, tartarughe, papere, cavie, conigli, uccelli, criceti, ecc. Riuscimmo solo a fargli fare una multa dalle guardie zoofile dell'ENPA, che però non controllarono nemmeno lo stato degli animali chiusi nel camion. I vigili risposero che non potevano farlo andare via per motivi di ordine pubblico e anche perchè comunque avevano già abbastanza problemi con gli ambulanti non autorizzati. Nel video una paperella morta che abbiamo recuperato seguendo il garzone dell'ambulante che si affrettava a ripulire il camion prima dell'arrivo delle guardie zoofile ed il racconto di quella giornata. Vi prego di scrivere due righe al presidente della V circoscrizione di Roma affinchè non venga più dato alcun permesso all'ambulante di vendere animali, almeno su territorio romano.

Messagio tipo da inviare ai seguenti indirizzi:

ivano.caradonna@comune.roma.it, anna.deangelis@comune.roma.it, marisa.amantini@comune.roma.it, claudia.debenedetto@comune.roma.it, luigina.melone@comune.roma.it

Al presidente del Municipio V di Roma Sig. Ivano Caradonna

Salve,

scrivo in merito al mercato che il 1° maggio di ogni anno si svolge in Via Tiburtina. Di certo ricorderete le molte segnalazioni ricevute lo scorso anno per bloccare la vendita illegale di animali vivi da parte di un ambulante campano. Nonostante fossero intervenuti i vigili, e le guardie zoofile dell'ENPA avessero già elevato una multa, l'ambulante continuava a vendere illegalmente animali sottobanco, cioè non mettendoli più in mostra ma facendo avvicinare le persone al proprio camion, strapieno di animali. All'intimazione di alcuni cittadini di smettere di vendere animali, l'ambulante ha risposto con violenza chiamando alcuni suoi scagnozzi, aggressione che è costata la frattura ad un braccio di un ragazzo che semplicemente chiedeva di far rispettare un regolamento comunale.
Il Regolamento Comunale sulla Tutela e il Benessere degli animali, in vigore dal 9 novembre 2005, vieta chiaramente la vendita di animali da parte degli ambulanti (art. 20, punto 4. Non sono consentite le attività commerciali ambulanti ed occasionali, inerenti la vendita diretta o indiretta di animali). Prego chi di dovere affinchè non venga concessa la licenza di vendita ambulante, su tutto il territorio comunale, a persone che commerciano animali vivi; a tal proposito possiamo suggerire che l'ambulante chiederà sicuramente il permesso di occupazione di suolo pubblico fingendo di vendere solo accessori per animali come gabbie, guinzagli, mangimi, ecc..., mentre nasconderà centinaia di animali nel camion. Di seguito un breve video dello scorso anno con il resoconto della giornata http://www.youtube.com/watch?v=zD3YA3sd9CI .
Molti attivisti che si battono contro il maltrattamento degli animali saranno comunque presenti al mercato affinchè non si ripeta l'errore commesso negli scorsi anni; in tal caso pronti a segnalare ogni illecito.

Cert* di una di una maggior attenzione e di una Vostra risposta in merito,
Porgiamo Distinti Saluti

Nome e Cognome

domenica 3 aprile 2011

No all'Inceneritore di Albano

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Sabato 2 aprile le attiviste di TerrAnomala hanno 
partecipato al presidio contro l’inceneritore di Albano insieme ad un altro centinaio di persone. Come è già noto, la sentenza del TAR ha bloccato l'impianto industriale e il cosiddetto sub-lotto del 7° invaso; si tratta di una voragine capace di contenere circa 500.000 tonnellate di rifiuti, che tradotte in tempo significano otto anni di sversamenti. La sentenza però non è servita a fermare gli scavatori, che nonostante tutto continuavano indisturbatamente il loro lavoro. Ieri, insieme al coordinamento contro l’inceneritore di Albano, abbiamo bloccato i cancelli e non abbiamo permesso ad alcun camion di scaricare rifiuti.

Il prossimo presidio davanti ai cancelli della discarica sarà il giorno 23 aprile alle ore 9.





Ennesima storia di maltrattamento - Cercasi adozione e stallo per Marcellino appena si sarà ripreso

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Il 1° aprile abbiamo trovato Marcellino in campagna vicino Guidonia. La persona che ci ha segnalato la sua situazione dice di aver visto il padrone cacciarlo dalle vicinanze dell’abitazione a sassate, probabilmente perché malato di rogna. Non potevamo non trovarlo dato che da quel terreno Lino non si sarebbe mai potuto muovere, sia perché è sempre stata casa sua, ma soprattutto perché ormai, mangiato vivo dalla rogna e dopo giorni e giorni di digiuno, non riusciva quasi più a tenersi in piedi. Lino ora è in ottime mani, è stato visitato, gli sono state fatte le analisi e si è iniziata una terapia perché guarisca in fretta dalla rogna. E’ ancora molto spaesato, poiché non ci conosce, e non conosce il luogo dove si trova ora. Probabilmente ha sempre vissuto libero in campagna, fino a quando, chi si prendeva cura di lui non ha deciso di smettere sperando morisse di stenti.
Non ha microchip e nell’abitazione in quel momento non c’era nessuno, dunque, in fretta e furia ci siamo decise a portarlo via prima che fosse troppo tardi. Ora per lui cerchiamo uno stallo ed una nuova vita, preferibilmente in campagna, non appena si sarà ripreso.






Ora si trova ai Castelli Romani
Adottabile in tutta Italia

contatti
Daniela 347/7130164

info.terranomala@gmail.com




domenica 20 marzo 2011

Manifestazione Contro il Nucleare - Spezzone Antispecista

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Gli umani italiani si erano già espressi nel 1987 per dire NO al NUCLEARE. Gli animali non hanno mai potuto esprimersi a riguardo ma tutti noi sappiamo che fu la scelta più giusta, anche per loro.

Oggi la minaccia radioattiva torna a strisciare silenziosamente nelle nostre esistenze. Dobbiamo tornare a gridare, e ribellarci, per noi e per il futuro della nostra Terra, ma soprattutto per tutte le vittime innocenti mai conteggiate nei disastri ambientali. Alberi, piante, fiumi, mari, pesci, mammiferi, uccelli, insetti. I morti si contano a miliardi e non a migliaia!

Dobbiamo tornare a gridare per cercare di infondere nelle persone una coscienza ecologica che sostenga il risparmio energetico e la decrescita, e che le faccia sentire parte di un tutto che vive, e non tristi individui costretti a consumare tutta la vita in modo ossessivo per trovare uno sprazzo di felicità.


No Nucleare
Per la Terra, per gli Animali, per le Persone

Antispecist* contro il Nucleare

mercoledì 16 marzo 2011

Roma Giovedì 31 marzo Apericena Vegan e proiezione Earthlings a sostegno di TerrAnomala

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Giovedì 31 marzo 2011 presso il circolo ARCI BelleVille si terrà una serata di informazione e approfondimento su antispecismo e veganismo. E' importante venire a contatto con tutte le realtà e gli spazi urbani, suburbani, extraurbani, rurali, lunari ed antagonisti per far conoscere a chiunque la realtà di dolore e sfruttamento che può celarsi dietro ogni gesto del nostro quotidiano, per questo stiamo organizzando una serie di serate informative itineranti nella zona di Roma e provincia. Una piccola parte dell'incasso sarà devoluta a Terranomala per sostenere le nostre attività  e finanziare il materiale informativo.
Chi porta un carnivoro trova un tesoro!

Appuntamento al circolo ARCI BelleVille via G.Albimonte 10/B - Roma

ore 19:30 Apericena Sfiziosa Vegan - 5 €* bevande escluse
ore 20:30 Proiezione Earthlings
ore 22:00 Conclusioni e Dibattito
                                                                                                                            clicca sulla locandina per
per info e prenotazioni bellevillepigneto@gmail.com                                     leggerla, ingrandirla, stamparla,
ingresso gratuito con tessera ARCI                                                                 inviarla, appiccicarla, ecc...
prezzo tessera ARCI annuale 7 €
                                                                                                                    
                                                                                                                   
                                                                                                                  

giovedì 10 marzo 2011

Sabato 19/03 ore 20 a Roma - cena benefit per finanziare i campi antibracconaggio organizzati dalla Lega Abolizione Caccia

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Interverrà il presidente della LAC Carlo Consiglio

che illustrerà la situazione di caccia e bracconaggio in Italia

Moltissimi uccelli giungono sulle nostre isole per riposare dopo un lungo viaggio di ritorno dai quartieri di svernamento in Africa. Ogni anno però, durante il periodo delle migrazioni, la vita di questi uccelli viene messa a rischio dal bracconaggio. Le tecniche usate dai cacciatori di frodo sono l’abbattimento con uso di armi da fuoco, in periodo di divieto generale, e l’utilizzo di trappole e reti. La Lega Abolizione Caccia da anni organizza campi antibracconaggio in cui i volontari, provenienti da tutta italia, garantiscono a questi uccelli di proseguire il loro viaggio verso le aree di nidificazione europee.

Appuntamento ore 20:00 
via Giovannipoli, 18 Roma
metro garbatella/s. paolo

mercoledì 16 febbraio 2011

Patrimonio Caduto

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Quando già il quotidiano La Nazione mandava in rotativa la notizia che otto proprietari di altrettanti cavalli, sarebbero stati rinviati a giudizio per maltrattamento di animali, la Giunta Comunale di Siena approvava una Delibera ove si chiedeva all’ UNESCO il riconoscimento del Palio quale Patrimonio Immateriale dell’Umanità. Entro il marzo 2011 il Ministero dei Beni Culturali, una volta ricevuta la richiesta, dovrà inviare la pratica alla Segreteria Patrimonio Materiale dell’Unesco a Parigi. Gli stessi Uffici ministeriali avrebbero però suggerito di inviare prima la richiesta in modo che già alla fine di febbraio la Segreteria dell’Unesco avrà tutto sul suo tavolo.
Siena e non solo, dal momento in cui anche la Giostra del Saracino di Arezzo, con una Delibera del Consiglio Comunale dello scorso giugno, si è candidata. Lo stesso suggerimento sui tempi sarebbe stato dato anche per Arezzo, al quale si è anche raccomandato di non insistere troppo su alcuni dettagli della giostra (ovvero colpire l’ottomano) per non turbare la sensibilità del rappresentante turco presso l’Unesco. Cose sulle quali soltanto noi italiani riusciamo ad incartarci. Appena Arezzo rende nota la notizia arriva anche il priore del Palio dei Normanni di Piazza Armerina, in provincia di Enna. Chiede al Comune di inoltrare la pratica per il riconoscimento dell’UNESCO. Del resto la sua manifestazione è inserita nell’elenco siciliano, quello che potrebbe servire ad essere esenti dall’applicazione della già poco utile legge contro i maltrattamenti di animali. Vi ricordate il Palio dei Normanni? E’ quello della polemica del compianto Emilio Nessi ed i cavallo azzoppato che sarebbe finito in un …. banchetto! Il Comune, ovviamente, smentì fermamente ma la tentazione è troppo forte per non chiedersi cosa in questo caso il Ministero avrebbe consigliato di non sottolienare.
L’Unesco rilascia l’importante riconoscimento sottolineando molto l’avvenuto superamento dei contrasti. Trasformare un conflitto in una possibilità di dialogo. Siamo certi che il Palio di Siena e la Giostra del Saracino, possono conciliarsi anche con l’animo di tutti gli italiani? Per alcuni evidentemente si. Corse di cavalli dalle mille accesissime polemiche rappresenteranno invetibabilmente tutti gli italiani e la loro cultura.
Gli Uffici del Ministero per i Beni Culturali, così come avrebbero suggerito ad Arezzo di stare attenti all’ottomano colpito, avrebbero anche sottolineato a Siena di documentare per benino le norme poste a sicurezza dei cavalli. Chissà perchè. Forse perchè il Palio può essere pericoloso..?
E’ inoltre giusto che si chieda a Siena, come ad Arezzo, di dare un giudizio sull’uso del cavallo? Parleranno loro, gli organizzatori. Escluderanno loro ogni conflitto. Chi altri dovrebbe pensarci? Forse l’Ordinanza del Ministero della Salute che ne ha riconosciuto il valore storico da proteggere, dando così ancor più legittimità dall’esclusione dal campo di azione della legge maltrattamenti? Ci manca ora solo il suggello dell’UNESCO. Non solo i Palii ce li terremo per sempre ma, in un certo senso, ovunque andremo, ci rappresenteranno pure. Un po come per (tutti) gli spagnoli lo è già la corrida. Siua che a favore che contro. Noi ti proponiamo un’altra strada.
SE CONDIVIDI IL NOSTRO PENSIERO, COMPILA IL FORM ED INVIA. ARRIVERA’ ALL’ UNESCO ED AL NOSTRO MINISTERO PER I BENI CULTURALI ED AMBIENTALI. CI SIAMO DATO COME PRIMA SCADENZA QUELLA DEL 31 MARZO, QUANDO CIOE’ SCADONO I TEMPI DI PRESENTAZIONE DELLA PRATICA ALL’ UNESCO.

clicca il seguente link per compilare il form in fondo alla pagina
http://www.geapress.org/patrimonio-caduto 

venerdì 11 febbraio 2011

La Tremonti non si smentisce a Radio24 - Ma l'Enpa non ci rappresenta

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Cosa succede al corpo umano quando si ascoltano abominevoli affermazioni da un'emittente radiofonica, senza avere a portata di mano un numero di telefono da chiamare per esprimere la propria indignazione? Il cuore inizia a battere forte, come si trovasse di fronte ad un pericolo incombente; gli occhi, solidali con l'apparato uditivo ormai in fiamme, vorrebbero lanciarsi sotto qualche pneumatico nel traffico impazzito delle 8:30 capitoline; le mani cercano qualche rigido appiglio per scaricare la tensione di tutto l'organismo, ormai impazzito e fuori controllo.

Emittente: Radio 24
Data: 10/02/2011
Ora: 08:30
Tema della discussione: le dichiarazioni del consigliere del comune di Cantù (CO), Angiola Tremonti

Il quotidiano La Provincia di Como riporta un'intervista, nella quale la sorella del ministro dell'economia afferma che i suoi cittadini spendono per il mantenimento dei randagi quasi come per la protezione civile. Indignata da questa statistica si è lasciata scappare un'affermazione con la quale ha potuto, finalmente anche lei, acquistare un po’ di visibilità: "Spendiamo troppo per questi poveri cani chiusi dentro le gabbie, lasciamo da parte l'ipocrisia e pensiamo alla soppressione".
Ospiti della trasmissione anche il presidente dell'Enpa, Carla Rocchi ed il sindaco di Scicli Giovanni Venticinque, che lo scorso anno, dopo l'aggressione ad un bambino da parte di un branco di cani randagi, fece la stessa proposta della consigliera comasca.
Lo sbalordimento non lo dobbiamo tanto alle frasi pronunciate dalla signora Tremonti e dal signor Venticinque, quanto alle poche e povere battute del presidente Enpa, il quale non ha saputo far altro che citare la legge italiana a favore dei randagi.

Tenendo presente che la diretta interessata non è stata in grado di rispondere a tono alle affermazioni della signora Tremonti, lo facciamo noi, in poche ma chiare righe.

Dobbiamo innanzitutto prendere in considerazione il fatto che la signora Tremonti si dichiara cattolica, dunque, dal suo pensiero antropocentrista non potevamo certo aspettarci chissà cosa. Dapprima afferma in tutta sicurezza che gli umani hanno un'anima (come fosse un arto o un organo vitale) mentre gli animali ne sono privi, poi attacca con la solita pippa sull'eutanasia, asserendo di non voler cadere in trappole ipocrite secondo le quali un uomo si può sopprimere e un cane no. Forse nessuno ha spiegato alla signora Tremonti che l'eutanasia si applica nel momento in cui per un essere vivente non c'è più alcuna speranza di miglioramento dal punto di vista medico, ma solo un grande e prolungato dolore che porta alla morte certa. E' vero, la vita dietro le sbarre non è affatto semplice, ma di certo la soppressione non è la risposta a questo dolore. Piuttosto, la sua proposta potrebbe essere paragonata alla pena di morte per chi è stato condannato all'ergastolo, e non di certo all'eutanasia, anche se non ci risulta che i cani randagi siano dei criminali. Ovviamente, la mossa di invitare il sindaco di Scicli è stata molto astuta: appena qualcuno si fosse permesso di proporre l'abolizione dei canili si sarebbe gridato allo scandalo in nome del povero bambino siciliano dilaniato da un branco di cani lo scorso anno.
Diciamo pure che nessuno dei 3 ospiti ha avuto la decenza di ringraziare le migliaia di volontari che prestano servizio nei canili, poiché se questi venissero pagati lorsignori spenderebbero molto, ma molto di più per gestirli.

Sempre innalzando la bandiera della coerenza e dell'onestà contro falsità e ipocrisia, parte in quarta con l'uguaglianza TRA animali. Insomma, gli animali sono tutti uguali, no (e su questo siamo d'accordo tutti)? E allora: uccidiamo conigli, galline e caprette per mangiarceli, ma allora perchè non uccidiamo anche i cani? A noi risulta che anche gli esseri umani facciano parte del mondo animale, dunque, dottoressa Tremonti, viaggiamo in direzione UGUALE e CONTRARIA. Ma l'Enpa? Che dice l'Enpa? Che c'è una legge italiana che vieta la soppressione dei cani randagi. Grazie Enpa, questo lo sapeva anche la dottoressa Tremonti, altrimenti i randagi sarebbero già tutti sul ponte dell'arcobaleno.
Sottolineiamo che non è stata minimamente accennata l'idea di una campagna di sterilizzazione che potesse prevenire il sovraffollamento dei canili, da nessuno dei tre ospiti. Per quanto possa sembrare una pratica dolorosa, dobbiamo ammettere di trovarci in un momento storico in cui è purtroppo l'unica soluzione possibile nonché necessaria. Minore è il numero dei cani che nascono e maggiore è il numero dei cani adottati da canili e rifugi. Intervenire chirurgicamente sui nostri fratelli per rimediare ad errori commessi da altri è l’ultima cosa che vorremmo fare, ma purtroppo in questi casi bisogna agire in fretta e scegliere il male minore.
Ovviamente nulla è stato detto nemmeno nei confronti degli allevamenti di cani che, neanche troppo indirettamente, contribuiscono all'aumento del randagismo, poiché qui le fattrici sfornano continuamente cuccioli venduti a peso d'oro e spesso abbandonati.

Chi rispetta la vita disprezza le gabbie, anche quelle dei canili, vere e proprie carceri sovraffollate create appositamente per una specie, quella canina, colpevole di essersi sempre fidata della più barbara delle specie, quella umana.


Un pensiero va a tutti i cani nati in quei paesi dove la speranza di vita nel canile dura appena 2 settimane, uno straziante conto alla rovescia che toglie il fiato, ed infine anche la vita.

Un grazie di cuore a tutti quei volontari che stanno facendo il possibile per salvare questi cani da un'avara soppressione.

Una vita di lotta per tutte le specie oppresse, torturate e sacrificate da secoli per mano degli umani.

PER LA LIBERAZIONE DI TUTTI GLI ANIMALI, UMANI E NON UMANI, FINO ALLA FINE.


per ascoltare un estratto della trasmissione clicca il link qui sotto
http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?articolo=sopprimere-cani-randagi-non-adottati

[TerrAnomala-riproduzione vietata senza citarne la fonte]

domenica 6 febbraio 2011

Contro Green Hill - Fino alla Fine - 11 Febbraio ancora mobilitazioni a Montichiari

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Venerdì 11 febbraio
Proteste al Comune di Montichiari e dai fornitori di Green Hill
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Venerdì 11 febbraio la campagna contro l'allevamento Green Hill torna a Montichiari. Il "Coordinamento Fermare Green Hill" e il "Comitato Montichiari contro Green Hill" saranno ancora unitamente in piazza contro persone, aziende e istituzioni che hanno una responsabilità nel business sanguinario di questo allevamento-lager.

Il Comune di Montichiari ha autorizzato la presenza di Green Hill e volendo potrebbe ritirare la sua licenza. Ma da chi ha avuto l'ardire di definire un "soggiorno" questa fabbrica in cui i cani vengono prodotti in serie, al chiuso dentro capannoni, e poi spediti verso laboratori di vivisezione ovviamente non c'è stata alcuna volontà in tale direzione.

A Montichiari si nascondono inoltre aziende che da anni fanno affari con Green Hill fornendo prodotti o servizi. Tra queste la Denkavit e la Norvet, due aziende che commerciano prodotti farmaceutici e integratori alimentari. Porteremo davanti alle sedi di queste due aziende la voce dei cani prigionieri del lager di Montichiari e le immagini di ciò che accade nei laboratori, per far sapere a tutti di cosa sono responsabili. Chiediamo a loro come a tutte le altre di cessare i rapporti commerciali con chi alleva cani destinati ad essere torturati e uccisi. I soldi di Green Hill sono macchiati di sangue e sporcano tutti coloro che li ricevono!

Appuntamenti:
*ore 10.00 presidio al Comune, Piazza del Municipio, Montichiari
*Ore 11.30 presidio davanti a Denkavit, via Brescia 112, Montichiari
*ore 14.00 presidio davanti a Norvet, via Madonnina 34-36, Montichiari


Per stimolare la vostra voglia di muovervi, alleghiamo anche il video della liberazione di 5 beagle dall'allevamento Green Hill

venerdì 4 febbraio 2011

Il Mondo è una dittatura fondata sul lavoro – gratuito – degli animali

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Secondo Wikipedia la definizione di “lavoro” è la seguente: “è un'attività produttiva che implica il dispendio di energie fisiche o intellettuali per raggiungere uno scopo preciso: procurarsi col proprio lavoro beni essenziali o beni superflui, o direttamente o indirettamente attraverso un valore monetario riconosciuto acquisito da terzi quale compenso”.

Questa definizione è certamente valida per ciò che riguarda gli uomini, loro stessi inventori di questa folle prigione per poveracci dalle malsane voglie. Ogni essere vivente ha silenziosamente stabilito con la NaturaTutta una sorta di baratto perpetuo,  spinto da un innato istinto al “fare per avere”. Avere cosa? Beni primari ovviamente, come acqua, cibo e un riparo. In cambio di cosa? Fertilizzanti e fosforo. Barattate con la Natura e nessuno si farà male.

Ma ci sono delle eccezioni che confermano questa regola, e sono talmente tante eccezioni da incarnare esse stesse l’essenza della regola. Sono eccezioni costrette a lavorare senza alcun tipo di retribuzione, senza sapere né cosa sia il lavoro, né tanto meno di  esercitarlo. Per queste eccezioni bere e mangiare fa parte del proprio istinto ma soprattutto del loro lavoro. Ed eccola qui l’invenzione del secolo: mascherare il lavoro con l’istinto, ovvero, “io do da mangiare a te, tu dai da mangiare a me". Un baratto mai formalmente accettato dal lavoratore in questione.

In un momento storico in cui i lavoratori umani nelle fabbriche e nei campi iniziavano ad alzare la voce, il padrone ha scoperto l’operaio modello. Egli è abbastanza mite, non ha bisogno di un salario né di leggi che tutelino la sua sicurezza, non pretende le 8 ore lavorative ma si accontenta di lavorare 24 ore su 24, sta sempre fisso sulla sua postazione che non abbandona mai, nemmeno per la pausa sigaretta o per andare in bagno, mangia e beve qualsiasi cosa gli venga servita, ma soprattutto, se si lamenta, nessuno lo ascolta. Non ci sono media indipendenti, manifestazioni né sit-in per lui e questo è fondamentale per la bella faccia di un'azienda. 

L’animale è la servitù internazionale per eccellenza.

L’animale è allo stesso tempo il produttore e il prodotto. 
E’ ciò che egli stesso produce. 

Quasi rimpiangiamo i tempi in cui gli unici animali che lavoravano erano quelli che trainavano carrozze o aratri per i campi, era dura, sì, ma mai come veder versato il sangue dei propri figli. Oggi infatti la maggior parte degli animali lavora per essere venduta a pezzi. La carne va al fabbricante di hamburger, le frattaglie al fabbricante di “aromi naturali”, la pelle al fabbricante di scarpe, la piuma al fabbricante di piumoni, gli zoccoli al fabbricante di shampoo. Questi animali sono talmente privi di dignità che le loro femmine non partoriscono figli, ma  prodotti, e senza nemmeno soddisfare l’istinto di un vero accoppiamento. Ci sono mamme che, penetrate da orribili ed enormi falli di metallo, finiscono per  partorire piumini. Altre mamme partoriscono hamburger. E si arrendono a farlo per tutta la vita. 
Il compenso per il lavoro di una vita è una bella pistolettata in testa.

D’altronde, dovranno pur guadagnarsela ‘sta pagnotta no?

[TerrAnomala-riproduzione vietata senza citarne la fonte]

lunedì 31 gennaio 2011

Petizione per vietare l'utilizzo di animali vivi nell'Acquario di Roma

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Doveva  essere un centro di recupero per animali acquatici in difficoltà e bisognosi di cure, ma la Merlin's Sealife, la multinazionale che gestisce la più grande catena di parchi di divertimento acquatici, ha ben presto svelato i suoi reali intenti: INVESTIRE LA MODICA CIFRA DI 70 MILIONI DI EURO PER COSTRUIRE QUELLA CHE DIVENTERA’ UNA DELLE METE TURISTICHE PIU’ GETTONATE DELLA CAPITALE. Il tutto con la benedizione della EXPODEM, un'associazione "no profit" (che tra le proprie MISSION si propone "Tutela e rispetto della natura, sviluppo e promozione della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica al servizio dell’ambiente") nata le 2006 (che strano, coincide con la nascita di Mediterraneum!), della quale sono soci fondatori la RR Service Srl, la Fondazione Ammiraglio Michelagnoli Onlus, la Lega Navale Italiana, la Fondazione Bioparco di Roma, l’Eur Spa e l’Auris Onlus – Associazione Università Ricerca Innovazione Società. Ne fanno parte anche la Fondazione Centro per l’Innovazione dell’Università di Bari, la Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli e il Museo del Fiume di Nazzano.
Nel sito della EXPOMED si legge ancora: "La filosofia con cui nasce Mediterraneum è in linea con quella promossa da Expomed, grazie alla stretta sinergia con le riserve marine del Mediterraneo e all’attività di conservazione e cura di specie ferite, ammalate o minacciate di estinzione, inserite in un circuito mondiale di programmi di riproduzione di animali ex-situ, in funzione di una reintroduzione degli animali curati nel loro ambiente naturale."

Conosciamo bene la Merlin per i suoi parchi acquatici e delfinari sparsi in tutto il mondo, e gli animali che si esibiscono in questi posti non vengono certo salvati o reintrodotti in natura dopo esser stati curati. Inoltre, il fatto che la Fondazione Bioparco di Roma sia uno dei soci fondatori non è di certo una garanzia, anzi!

L’acquario dell’EUR, che sarà ultimato tra pochi mesi, diventerà ben presto la prigione e la tomba di centinaia di animali marini, anche appartenenti a specie in via di estinzione. Questi animali vengono catturati in libertà con metodi atroci, e che spesso ne causano la morte, o fatti riprodurre in cattività, solo ed esclusivamente per essere segregati in vasche mai abbastanza grandi e diventare dei fenomeni da baraccone costantemente sottoposti a numeri e fastidi stressanti. La vita di un delfino in una vasca equivale alla vita di un uomo in un ascensore se si considera le esigenze di movimento proprie delle due specie. Le vasche, inoltre, non hanno rifugi, e gli animali sono continuamente esposti al pubblico, MA GLI ANIMALI NON SONO UNA MERCE DA ESPORRE IN VETRINA.


Insomma, tutte queste società ed associazioni hanno ben poco a che vedere che la salvaguardia e il benessere degli animali. Ci sono tanti modi per salvare i mari e le specie in via di estinzione, e la creazione di nuove prigioni per animali non è di certo uno di questi, anzi, in questi posti la mortalità degli animali è altissima. Basti pensare che molto spesso i delfinari sono anche utilizzati per condurre esperimenti scientifici di qualsiasi tipo sugli animali marini.


Dovere degli uomini saggi è proteggere i più deboli, che siano animali o bambini

Diritto dei bambini e degli uomini tutti è scoprire ed osservare gli animali e la natura in tutta la loro genuinità, bellezza ed autenticità.

Viceversa, abituarli sin da piccoli ad osservare animali in gabbia, perlopiù ammaestrati, non fa che accrescere in loro l'idea che un essere più debole, che sia un animale o un altro bambino, possa essere sfruttato, prevaricato e dominato

 
NON VISITARE L'ACQUARIO E NON PORTARCI I TUOI FIGLI !
NON FINANZIARE  UNO SPETTACOLO DISEDUCATIVO
NON FINANZIARE UN MERCATO DI MORTE




SE SI TRATTASSE DI UN VERO E PROPRIO ACQUARIO, CERTAMENTE NON AVREBBE SENSO UNA SIMILE PETIZIONE, MA DA COME E' STATO PENSATO, SIAMO CERTI CHE L'ACQUARIO DI ROMA POSSA DEFINIRSI TALE ANCHE SENZA ANIMALI VIVI ESPOSTI. INFATTI IL PROGETTO MOSTRA INFINITE SALE INTERATTIVE, IN 4D E CON RIPRODUZIONI DI AFFONDAMENTI ED AVVENIMENTI STORICI ED EPICI NEL MAR MEDITERRANEO.

FIRMA LA PETIZIONE PER UN ACQUARIO SENZA ANIMALI VIVI!

http://firmiamo.it/petizione-per-vietare-utilizzo-animali-acquario-roma

[TerrAnomala-riproduzione vietata senza citarne la fonte] 

mercoledì 19 gennaio 2011

Boicotta i saldi, rifiuta la crisi, ricicla tutto

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http://www.rubric.it/wp-content/uploads/2010/07/tracciare_rifiuti_mit_riciclare_rifiuti_tracciare_rifiuti_mit_3.jpg

 Domenica 30 gennaio 2011 le volontarie di Terranomala saranno presenti con un banchetto informativo e di raccolta fondi per le proprie attività al mercatino del baratto al circolo arci Belleville, a Roma, in via Guglielmo Albimonte 10/b (zona Pigneto).

A partire da domenica 30 gennaio 2011 Belleville ospiterà ogni mese il mercatino del baratto! Un momento divertente in cui poter scambiare, vendere e comprare le proprie creazioni, i propri oggetti, vestiti ed accessori usati di qualsiasi tipo, all'interno del coloratissimo spazio della nostra associazione...il tutto accompagnato da buona musica e...perchè no, da un buon drink!
L'intento è quello di dare spazio alla creatività emergente degli artigiani, all'esposizione di oggettistica particolare e di fantasiose manifatture... di privilegiare il riciclo a scapito del consumismo... e di dare la possibilità a chiunque di disfarsi di ciò che non usa più e liberare gli armadi per qualcosa di nuovo e originale!

Ogni ultima domenica del mese, dalle 17, fino a sera inoltrata!
Ingresso gratuito con tessera Arci.


per info: MySpace Belleville

550 tordi tagliati ed incollati: un nuovo bracconaggio per una vecchia caccia. Tutti i particolari nell'intervista di GeaPress.

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550 tordi tagliati ed incollati: un nuovo bracconaggio per una vecchia caccia.

Tutti i particolari nell'intervista di GeaPress.

di redazione | 22 luglio 2010

GEAPRESS – Palmanova è un nodo cruciale di mille traffici in entrata ed uscita dall’Italia. A sud di Udine, Palmanova si trova lungo l’intersezione di due grandi direttrici stradali. Ogni giorno decine di migliaia di autoveicoli, dalla Slovenia e dall’Austria. Può capitare di incontrare bulgari che viaggiano con un leone (vedi articolo GeaPress) e polacchi che trasportano 550 tordi! La Polstrada ha rinvenuto gli animaletti, tutti implumi prelevati dai nidi, orrendamente ammassati in basse scatole di cartone, prive di acqua e cibo e con appena poche fessure per l’aria. Le scatole, erano inoltre accatastate l’una sull’altra.
Constatata l’irregolarità del trasporto e la violazione di importanti norme della legge sulla caccia, la Polizia Stradale ha provveduto a denunciare i due polacchi per il reato di cui all’art. 544/ter sul maltrattamento di animali. I due dichiaravano che i tordi, valutati in circa 35.000 euro, erano diretti in Campania. In questa regione, però, vi sono altri maltrattamenti della fauna, e comunque di tanti giovani tordi non si è mai sentito dire.
GeaPress ha intervistato una persona di grande esperienza e passione per il proprio lavoro, che ha scoperto una pericolosa evoluzione di tecniche di bracconaggio che coinvolge migliaia e migliaia di tordi implumi. Questo nuovo bracconaggio ha all’incirca dieci anni, ma si intreccia con vetusti e persistenti metodi di caccia illegale che si innestano, però, su tradizioni venatorie purtroppo autorizzate dalla Legge italiana.
GeaPress ha intervistato il Vice Questore Aggiunto del Corpo Forestale dello Stato Isidoro Furlan (nella foto). Il Distaccamento è quello di Asiago (VI) quasi al confine con il Trentino e le coltivazioni di … mele. Vediamo allora cosa può generarsi mischiando impianti di cattura di fauna selvatica e coltivazioni di mele golden che, per salvaguardare la salute umana e dell’ambiente, non sono più trattate con massicce irrorazioni di prodotti di sintesi chimica.

GEAPRESS – Dott. Furlan, è di pochi giorni il sequestro operato dalla Polizia Stradale di Palmanova di 500 tordi ancora inetti per il volo. I due polacchi denunciati hanno dichiarato che erano diretti in Campania.
DOTT. FURLAN – Mi sembra difficile. E’ più probabile che massimo a due ore di strada da Palmanova i piccoli tordi dovevano essere smistati in canali già collaudati. In quello stato, non potevano andare molto lontano.
GEAPRESS – Ma, in due ore o restavano in Friuli o andavano in Veneto.
DOTT. FURLAN – Secondo me il più probabile cerchio di azione era proprio quello. Per capire da dove provenivano i tordi bisogna invece guardare alle coltivazioni di pere e mele in particolare. Alle nuove tecniche colturali.
GEAPRESS – Ci spieghi.
DOTT. FURLAN – I meleti si sono ormai imposti in molte zone pedemontane, ad esempio quelle trentine. Lo sfalcio frequente dell’erba viene lasciato sul campo. E’ il cosiddetto mulcing. Le mele non hanno più, come avveniva prima, massicce somministrazioni di prodotti di sintesi per l’agricoltura. L’erba tagliata ed ammonticchiata tra i filari di alberelli, non viene più rimossa, tanto da creare un ricco microcosmo di lombrichi, altri anellidi ed invertebrati utili alla decomposizione della sostanza organica. I meleti così coltivati hanno creato un nuovo ambiente che è stato velocemente colonizzato dal Tordo Sassello, dal Tordo Bottaccio, dal Merlo ed anche dalla Cesena, prima più frequenti solo in montagna.
GEAPRESS – Si è creato un allevamento di lombrichi.
DOTT. FURLAN – Si, ma anche una sorta di fast food per gli uccelli. Con tutto il cibo che hanno, ricco, nutriente e non avvelenato, arrivano a fare fino a tre nidiate mentre le densità sono veramente alte.
GEAPRESS – Forse se ne sono accorti anche gli uccellatori?
DOTT. FURLAN – Purtroppo si.
GEAPRESS – Ma a chi vendono?
DOTT FURLAN – Lei saprà che vi sono allevatori autorizzati di fauna selvatica. Un impianto autorizzato può detenere fino a dieci animali per specie. Servono per la cattura dei futuri richiami per la caccia. La riproduzione del Tordo non è semplice in cattività. Conviene di più munirsi di giovani selvatici. Non lo fanno tutti, per carità, ma è un fenomeno molto diffuso.
GEAPRESS – Ma i nati in cattività dovrebbero avere gli anellini ..
DOTT. FURLAN – Sì, infatti se il tordo di cattura non è più un piccolo, gli anelli non entrano più. E poi, alla Regione, bisogna darne comunicazione entro cinque giorni dalla nascita. La Regione Veneto rilascia l’autorizzazione alla coppia.
GEAPRESS – Abbiamo capito. Ci vengono in mente altri piccoli uccellini catturati nei nidi (vedi articolo GeaPress) e cresciuti in gabbia. Sono così più docili.
DOTT. FURLAN – Infatti, si adattano meglio rispetto al richiamo adulto di cattura, oltre al fatto che la riproduzione in cattività, come le dicevo, non è semplice. Per l’alimentazione, invece, si ricorre allo “stecco”. Gli si apre il becco e viene somministrato il cibo. Ve ne sono di vari tipi.
GEAPRESS – Non capiamo però una cosa.
DOTT. FURLAN – Prego
GEAPRESS – Quello che occorre ad un impianto di cattura sono i maschi, per il canto. Qui parliamo di uccelli nel nido, non sono distinguibili dalle femmine.
DOTT. FURLAN – Non esternamente, le femmine vengono buttate ….
GEAPRESS – Un secondo, ci scusi, che significa non esternamente?
DOTT. FURLAN – Il bracconiere si porta appresso un bisturi, due stecchini e colla chirurgica, bene che vada. L’uccellino preso dal nido viene così tagliato nell’addome. Un centimetro con il bisturi e gli stecchini per allargare la ferita. Se femmina, via ai lombrichi. Se maschietto, si mette la colla e viene riposto in contenitori di legno appositamente costruiti per portarli via.
GEAPRESS – Vale a dire che l’animaletto viene tagliato vivo, aperto ed infine incollato?
DOTT. FURLAN – Proprio così
GEAPRESS – Sembrano lo scorribande di Hannibal Lecter.
DOTT. FURLAN – Be’, li chiami come vuole, ma questo è quello che avviene. Gli alberelli di mele sono alti al massimo due metri. Il bracconiere controlla facilmente i filari. Se il nido ha le uova mette un fiocchetto di un colore, se invece ha i pulcini ancora troppo piccoli, ne mette uno di altro colore. Se invece i pulcini possono essere prelevati vi è un terzo fiocchetto ed al ritorno se li porta via, ma solo se maschietti. In genere i nidi sono nelle basse biforcazioni, comunque sempre di piccoli alberi. Eppure a volte abbiamo trovato i bracconieri con una canna da pesca.
GEAPRESS – Una canna da pesca?
DOTT. FURLAN – Si, una canna da pesca, di quelle telescopiche, che si possono allungare. In alto uno specchietto. Il Bracconiere vede così il contenuto del nido e si comporta di conseguenza. Noi, però, facciamo pattuglie in borghese. Cerchiamo di formare pattuglie miste con i nostri Forestali, uomini e donne. Si da meno nell’occhio. Così li troviamo. Sanzionati per le violazioni della legge sulla caccia e contestazione del 544/ter sul maltrattamento.
GEAPRESS – Vengono tagliuzzati vivi ….. poi la canna da pesca, i fiocchetti, … un vero genio criminale.
DOTT. FURLAN – Non so quanto potevano essere pagati i due polacchi, sicuramente non più di poche decine di euro a tordo. Ma un uccellino portato alla maturità viene rivenduto ad almeno 250 euro. Se poi ha un canto particolarmente significativo, anche molto di più
GEAPRESS – Quale è il destino di un tordo catturato legalmente?
DOTT. FURLAN – Nel roccolo? L’impianto autorizzato viene provvisto di uccelli da richiamo. Massimo dieci esposti per ogni specie. L’impianto fornisce gli uccellini di cattura per i cacciatori da appostamento. Ma si tratta di animali difficili da allevare. Sono selvatici.
GEAPRESS – Ed allora è meglio quello preso dal nido e poi denunciato come nato in cattività.
DOTT. FURLAN – Più sicuro e meno costoso.
GEAPRESS – Ma quanti sono i tordi catturati?
DOTT. FURLAN – Mah, il fenomeno è diffusissimo. Gli impianti di cattura sono in Lombardia, in particolare nelle valli bresciane e bergamasche, in Veneto ovviamente, in Friuli, pure la Toscana, ci perdiamo. I cacciatori da appostamento sono tanti. Decine di migliaia. Attenzione, non tutti equivalgono a bracconieri, Per carità. Ma a Settembre devono cantare fino a 10 uccelli per specie, in ogni impianto. Fino a 50-60 uccelli per impianto.
GEAPRESS – Fino ad ora eravamo rimasti al giardino degli orrori … (vedi articolo GeaPress)
DOTT. FURLAN – Il collega Giuseppe Tedeschi, i Forestali di Brescia. Si, si, ho saputo. Bravi. Una bella operazione.
GEAPRESS – Lì gli uccellini lasciati a decomporsi, qui tagliuzzati …
DOTT. FURLAN – Sa, una volta venne Emilio Nessi. Eppure lui ne aveva viste tante. Mi ricordo ancora, che rimpianto. Noi siamo qui, facciamo rispettare la legge. Ora devo andare, ho una chiamata, i miei Forestali. Grazie.
GEAPRESS – Grazie a Lei e buon lavoro.(GEAPRESS – Riproduzione riservata senza citare la fonte).


      

Germania – strage di uccelli rapaci. All’opera i volontari anticaccia italiani e tedeschi Tra falconieri e bracconieri gli ultimi dati dei campi antibracconaggio del CABS.

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GEAPRESS – Secondo il CABS (Committee Against Bird Slaughter ), in Germania è in atto una vera e propria lotta senza quartiere contro gli uccelli rapaci. Trentuno di loro sono stati finiti, in varia maniera, solo nell’ultimo mese. I volontari del CABS li hanno trovati tra Bonn ed Aquisgrana avvelenati, sparati e intrappolati.

Secondo i volontari, però, si tratterebbe solo della punta di un iceberg. Non oltre il 10%, bene che vada, ritrovati. Tutto il resto, recuperato dal cacciatore o perduto nel luogo ove è caduto una volta colpito dal fucile. Dati allarmanti che fanno risalire a parecchie migliaia il numero di rapaci che ogni anno perde la vita in Germania per mano dell’uomo.

Vi sono poi periodi dell’anno dove le morti sono ancor più numerose. In inverno il procacciamento del cibo è più difficile, e basta lasciare la carcassa di un coniglio avvelenato, per procurare la morte di ben otto Poiane. E’ successo lo scorso 3 gennaio, mentre un’altra Poiana è stata rinvenuta nei pressi così come i resti di un Astore, probabilmente impallinato. Pochi giorni dopo un gruppo misto di volontari italo-tedesco rinveniva una grossa trappola illegale adibita per la cattura dei rapaci in Westfalia, mentre, sempre nella stessa regione, altre 15 Poiane venivano rintracciate, ormai prive di vita, a causa sempre di carcasse-esca avvelenate. Poi, ancora, un Astore ucciso da proiettile di fucile. Del resto nelle aree in cui si cacciano attivamente lepri e fagiani, i rapaci sono visti come fumo negli occhi.

Questi ultimi gravissimi casi di criminalità ambientale si sommano ai rinvenimenti fatti a dicembre. Fra le vittime un Gheppio abbattuto a fucilate, un Astore sparato, un secondo Astore catturato e poi ucciso con un colpo alla testa, un terzo Astore avvelenato e infine una sfortunata Poiana intrappolata in una tagliola e poi uccisa.

La gravità di questa persecuzione non verrà mai sottolineata abbastanza, se si pensa che il Nibbio reale – una delle vittime principali degli avvelenamenti, con la sua popolazione europea concentrata appunto in Germania – è considerato in grave pericolo unicamente per i continui avvelenamenti. Qualcosa di simile si può dire anche per le Poiane. Grandi contingenti di questi rapaci provenienti dalla Scandinavia scendono in Germania a svernare e sono decimati ogni anno da cacciatori senza scrupoli. Proprio nelle campagne fra Germania e Olanda si concentra la maggior parte di questi animali.

Ma non ci sono solo cattive notizie. Nelle prossime settimane ben tre bracconieri finiranno davanti ai giudici grazie alle prove raccolte dal CABS. Per primo un falconiere, sorpreso a catturare Astori con una trappola del tipo prodina e ad abbattere una Poiana appena presa. Subito dopo verrà il turno di un allevatore di piccioni, che aveva posto una prodina per Astori sul tetto del suo garage. Infine toccherà a un cacciatore che aveva disseminato in un campo tuorli d’uovo avvelenati (e che fu filmato all’opera grazie a un cellulare). In settembre è già stato condannato un altro cacciatore che aveva attivato una gabbia trappola per rapaci. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).

giovedì 23 dicembre 2010

SABATO 8 GENNAIO: PRESIDI AGLI ALLEVAMENTI DI VISONI IN PROVINCIA DI MODENA

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23Per dire basta a questi lager
ore 13,30
Allevamento di Rossi Italo in via Remesina Esterna 38, Fossoli (MO)

ritrovo e breve corteo verso l'ex campo di concentramento di Fossoli, via Remesina esterna
ore 16,30
Allevamento di Gasparini Casari Luciano, via Mazzarana 82, fraz. S. Antonio Maccarello, Novi di Modena (MO)


Nel 2008 avremmo dovuto assistere alla chiusura degli allevamenti da pelliccia in Italia date le modifiche troppo dispendiose che gli allevatori stessi avrebbero dovuto apportare a questi odierni campi di sterminio in merito all’applicazione della legge 146/2001.
Possiamo sostenere ancora una volta come non siano le leggi a ridare la libertà agli individui: infatti ad oggi sono ancora attivi una ventina di allevamenti, nei quali 150.000 visoni ogni anno vengono uccisi nelle camere a gas per la vanità di alcuni esseri umani e l’avidità di chi, sostenendo di amarli, li condanna a morte in nome del profitto. In Italia la "produzione" di pelli è calata negli anni con l'aumentare dell'opposizione concreta e delle azioni (e non della politica di palazzo), che hanno fatto chiudere già decine di allevamenti e hanno permesso ai visoni, scampati al massacro e adattatisi all’ambiente, di sopravvivere dando vita a vere e proprie comunità a dispetto delle previsioni di chi sosteneva che non sarebbero sfuggiti alla morte in quanto specie non autoctone. A difesa degli allevatori si sono mossi recentemente persino politici con proposte di legge che aumentino a dismisura le pene per chi ha l’ardire di aprire le gabbie agli animali.
Questi individui privati della possibilità di vivere liberi nel loro ambiente per essere cresciuti in cattività all'interno di strutture che schiacciano la loro natura selvaggia, vengono stuprati e violentati per divenire l'ennesimo bene di consumo di una società che sta divorando la Terra e che si lascia alle spalle una scia di devastazione e morte.
E' da posti come questo che parte il ciclo produttivo delle pellicce.
E' in posti come questo che è palpabile la sopraffazione e il delirio di onnipotenza che l'essere umano ha attuato nei confronti di tutto ciò che lo circonda. Soggetti trasformati in oggetti, merce nelle mani di avidi aguzzini che in nome del potere economico perpetrano questo olocausto.
Per queste ragioni abbiamo deciso di organizzare due proteste davanti a due diversi allevamenti di visoni sia per informare che per esprimere il nostro disprezzo nei confronti di chi da anni rinchiude, tortura e uccide in nome del denaro e di una moda assassina. Non dimenticando che la direzione del percorso che abbiamo intrapreso giunge inevitabilmente alla distruzione di quella stessa società che ha costruito le gabbie. Una società che sottomette animali, umani e pianeta Terra per soddisfare esigenze di mercato che inevitabilmente ci portano al distacco nei confronti di tutto ciò che ci circonda.
A Fossoli il punto di incontro si terrà dinnanzi alle ancora visibili tracce di quello che, dal 1942 al 1947, fu un grande campo di concentramento utilizzato dalle SS come anticamera dei Lager del Reich. Da lì sfileremo per diverse centinaia di metri, fino ad arrivare ad altri capanni ammassati, baracche di lamiera tenute aperte al freddo e alle intemperie che nascondono altri individui impauriti e destinati alla stessa fine: la morte attraverso camere a gas.
Purtroppo queste non sono rovine o tetri ricordi a cui la memoria collettiva non deve sottrarsi e la memoria storica deve conservare. Questi lager non hanno nulla a che vedere con il passato, essi sono la triste ripetizione di una stessa mentalità dominante, che al tempo permise ad alcuni esseri umani di innalzarsi al di sopra di altri attraverso un criterio di discriminazione razziale ed oggi legittima gli umani a considerarsi la specie superiore autonominatasi padrona indiscussa della Terra e che come tale ha il potere di decidere le sorti delle altre specie in base a principi meramente utilitaristici. Come gli ebrei erano considerati diversi e inferiori così anche gli animali, per questo entrambi da sottomettere.
I burocrati nazisti, i carnefici di Treblinka quando gli si chiese “Perché?” risposero: “Abbiamo fatto il nostro lavoro”.
Come moderni soldati nazisti al soldo del potere gli allevatori ripetono la stessa filastrocca “Facciamo solo il nostro lavoro”. Entrambi nel rispetto delle leggi vigenti... Ma non per questo meno colpevoli.
Per gli animali però l’olocausto non è mai terminato: sono ancora rinchiusi nei laboratori, negli allevamenti, negli zoo e nei circhi. Il loro è un tempo senza fine e mentre aspettano muoiono.
Oggi di quel campo originale sono rimasti solo i muri delle baracche e la posizione delle strutture superstiti a ricordarci una violenza inaudita... Sogniamo la stessa fine per ogni struttura di tortura e reclusione: che ne rimangano solo macerie.
Speriamo che chiunque condivida il nostro sentire si unisca al nostro percorso di lotta così da creare insieme una reale opposizione. che porti alla chiusura di tutti i lager e allo smantellamento della mentalità specista.
Appuntamento:
SABATO 8 GENNAIO
ore 13,30 - Allevamento di Rossi Italo
via Remesina Esterna 38, Fossoli (MO)
ritrovo e breve corteo verso l'ex campo di concentramento di Fossoli, via Remesina esterna
ore 16,30 - Allevamento di Gasparini Casari Luciano
via Mazzarana 82, fraz. S. Antonio Maccarello, Novi di Modena

domenica 19 dicembre 2010

Valli bresciane: Resoconto campo antibracconaggio 2010

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Con la giornata di domenica 21 novembre si è concluso l’annuale campo antibracconaggio del CABS a Brescia, un campo particolare, che ha visto il forte impegno di 67 volontari provenienti da diversi paesi, Italia, Germania e Inghilterra, ma anche provenienti da diverse associazioni, riuniti nello sforzo comune di portare alla luce, denunciare e contrastare il dilagante bracconaggio delle valli bresciane.
Lo definiamo dilagante perché l’illegalità venatoria a Brescia è ancora e sempre la norma, ancora fin troppo protetta dalla complicità della politica provinciale. Di fatto però è vero che grazie alla presenza dei volontari e del N.O.A. alcune forme di bracconaggio si stanno estinguendo, come quella degli archetti.
Le operazioni sono cominciate il 3 ottobre e durate 5 settimane, e negli ultimi 3 weekend: i volontari hanno perlustrato capillarmente le aree di bracconaggio della Valcamonica, Valtrompia e Valsabbia, da Gussago a Monte Campione e dal lago d’Iseo fino al lago di Garda.

Alla fine del campo un totale di 3.161 trappole sono state rimosse.
Nello specifico:
1.228 archetti,
802 trappoline a scatto “sep”
115 reti
15 trappole “prodine”
1 laccio per ungulati
171 uccelli da richiamo hanno visto di nuovo la libertà.
2. Analisi dei dati

Questi numeri in sè sono relativamente poco elevati, minori comunque di quanto rinvenuto e rimosso nel 2009 (2.159 archetti, 167 reti, 340 sep) e di gran lunga minori dei quasi 13.000 archetti rimossi nel 2001.
Ebbene questo è il segno di una vittoria, una fra le più grandi ottenute dal movimento ambientalista sul campo. Come già annunciato negli anni passati, l’uso degli archetti sta scomparendo a Brescia: questo tipo di trappole particolarmente cruente sono oramai rare nelle valli e retaggio ormai soprattutto di persone anziane che si accaniscono a torturare i pettirossi nonostante la quasi sicurezza di venire prima o poi sorpresi dalla forestale.
I mille archetti rinvenuti quest’anno sono stati scoperti dunque in località isolate, mai controllate prima, dove il bracconiere di turno pensava di poter contare sull’impunità grazie all’isolamento territoriale.
Grosse tese di archetti - alcune delle quali anche in mano a veri professionisti del bracconaggio - si sono trovate sopra Vaghezza, in Valvestino, a Zone, Brione, Irma, a Lumezzane e in Val d’Opol.
Per le cosiddette “sep” invece il discorso è diverso: queste trappoline sono state viste facilmente in vendita sottobanco nei negozi di caccia e pesca, nelle armerie e uccellerie (in tutti i casi abbiamo avvisato le forze dell’ordine, facilitando non solo la denuncia dei proprietari, ma portando allo smascheramento di alcuni traffici di uccelli da richiamo illegalmente catturati che facevano capo agli stessi negozi).

Ne risulta che l’uso del sep come alternativa all’archetto è ormai affermato. I sep vengono piazzati nei giardini, nei cortili, addirittura nei parco giochi, insomma nei pressi delle abitazioni con estrema frequenza.
I volontari del CABS si sono concentrati su questa forma di bracconaggio e difatti numerosi siti di cattura con i sep sono spuntati fuori in luoghi inaspettati. Ma non solo: persino in siti tradizionalmente di archetti le sep appaiono a sostituirli.
Vi sono bracconieri che piantano un palo nel sentiero come per mettervi sopra l’archetto e invece vi inchiodano sopra il sep. Il sep non è amato solo dal trappolatore tout court, ma anche dai cacciatori: in ben 3 casi i sep erano infatti nel bel mezzo del capanno, fra le bacche e gli uccelli da richiamo.

Non ci stancheremo mai di dirlo abbastanza, ma la caccia e il bracconaggio a Brescia vanno chiaramente a braccetto. Questo connubio è evidente soprattutto per quanto riguarda le reti, continuamente poste in vicinanza dei capanni.
Addirittura, in due casi a Pezzoro due capannisti sono stati visti rimuovere in tutta fretta le reti prima di tornare a nascondersi nei capanni, mentre nei pressi di Lumezzane una rete era nuovamente tesa nel mezzo del capanno da caccia. Per questa ragione le reti a Brescia non accennano a diminuire e il numero di quelle rinvenute varia ogni anno fra le 100 e le 170 (si tenga presente che le reti sono estremamente difficili da vedere e il loro rinvenimento richiede una buona dose di fortuna).

Fra le centinaia di rinvenimenti e operazioni svolte nel 2010, alcune sono di particolare rilevanza:
Roé Volciano: durante un sopralluogo in un negozio di armi, un collaboratore del CABS osserva che i sep vengono venduti sottobanco ai clienti. Viene avvisato il Corpo forestale dello Stato che nei giorni seguenti effettua un sopralluogo. Durante il controllo non solo emergono centinaia di sep pronti per la vendita, ma anche un’ottantina di uccelli da richiamo (crocieri, lucherini, passere mattugie, storni, allodole, fringuelli) senza anello, quindi provenienti da bracconaggio e pronti per essere immessi nell’enorme mercato nero dei richiami.
Roé Volciano: durante un giro nella zona di Villanuova un team del CABS arriva nei pressi di una voliera dove vengono detenuti fringuelli, peppole, nonché tordi e una tordela. Ad un attento esame col binocolo si osserva che molti di questi non presentano anelli alla zampa. Poco distante si scopre anche una rete da uccellagione chiusa in un sacchetto. La proprietà è segnalata alla Forestale che nei giorni successivi effettua il sequestro del materiale. Secondo indiscrezioni si viene a sapere in paese che il verbalizzato è un “allevatore” del FOI, che invece che allevare gli uccelli, li cattura con le reti... la punta di un iceberg...
Serle: durante una passeggiata un volontario della LAC rinviene una rete da uccellagione in un giardino cintato. Dopo un ulteriore esame si scoprono anche dei sep appesi agli alberi. Contattata la forestale di Gavardo, gli agenti intervengono immediatamente, sequestrando nella minuscola proprietà 2 reti, 15 sep e alcuni uccelli protetti detenuti in voliera. In casa appaiono altre reti da uccellagione oltre ad altri sep e una sessantina di pettirossi, capinere e fringuelli surgelati. Non tanto grande è lo stupore quando si scopre che la casa è la dimora del roccolatore ufficiale della Provincia.... bracconiere anche lui.
Bione: nel cimitero del paese i volontari rinvengono e rimuovono un roccolo illegale con 5 reti e 13 richiami vivi (passere scopaiole, lucherini, merli, pettirossi).
È il roccoletto illegale più grande rinvenuto negli ultimi anni dal CABS. Gli uccelli da richiamo vengono in massima parte liberati il giorno dopo alle Torbiere d’Iseo, mentre i più malconci sono inviati al Centro di Recupero di Modena.
Un altro roccoletto con 2 reti, alcune trappoline e una decina di richiami è scoperto dai volontari dietro una casa, in un terreno recintato ad Agnosine. Sorpresi dal proprietario, i due volontari tedeschi contattano la Polizia provinciale e rimangono sul posto con le telecamere accese, per evitare che la prova del reato scompaia. Dopo alcune ore si libera una pattuglia che interviene a rimuovere le reti e liberare gli uccelli. Il proprietario della casa viene denunciato per uccellagione.

Il 2010 è un anno di trionfo per la lotta alle deroghe: dopo 20 anni di prepotenza venatoria finalmente fringuelli e peppole sono stati messi legalmente al riparo dai provvedimenti illegittimi della giunta regionale.
Ciononostante per i piccoli migratori le cose non sono andate molto diversamente. Come ogni anno infatti i volontari non hanno potuto fare a meno di osservare l’abitudinale mattanza di peppole e fringuelli (più pispole e migliarini nella bassa bresciana). I capannisti hanno provato in tutti i modi di cacciare le specie non cacciabili: esponendo comunque i fringuelli di richiamo, tenendoli nascosti ma facendoli cantare in una stanza vicina, utilizzando richiami elettroacustici. Di fatto tutti i capanni visitati avevano al suolo spiumate di peppole e fringuelli, mentre una ventina di esemplari di queste specie sono stati raccolti intorno ai capanni, feriti o morti.

Molti cacciatori hanno addirittura chiamato la Provincia per chiedere quale fosse l’ammenda per abbattere una specie protetta, mentre altri sono stati sentiti gridarsi da capanno a capanno: “Fino a 5 fringuelli paghi solo, da sei è penale”. (In realtà secondo due recenti risoluzioni della Cassazione anche l’abbattimento di un solo fringillide costituisce reato). È facile valutare che a causa dei lassissimi controlli più di un milione fra peppole e fringuelli sono stati comunque abbattuti nelle sole valli bresciane.

Nonostante le pressioni di LAC e CABS non vi è ancora nessuna volontà da parte delle forze di polizia di contrarrestare il fenomeno sempre più diffuso della vendita di passeri tunisini nei punti vendita. Ormai anche nelle catene Simply si trovano i passeri surgelati. Eppure c’è una sentenza della Corte di Lussemburgo che dice che sono protette le specie di uccelli europee, anche se appartenenti a popolazioni ubicate al di fuori del territorio dell’UE. In aggiunta vi sarebbe da dire che questi sono comunque bracconati in Tunisia, visto che l’uso di reti e vischio sono altrettanto illegali lì come da noi.
(da www.abolizionecaccia.it)

2013 Stop ai test sugli animali per i cosmetici

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ADERISCI ALLA PROTESTA
Il 2013 doveva essere l’anno dello STOP definitivo dei test su animali per i prodotti cosmetici in tutta l’Unione Europea. Oggi, purtroppo, si fa sempre più forte la possibilità che questo Stop sia rinviato ulteriormente, addirittura al 2019!
Il Coordinamento “2013 STOP animal testing for cosmetics”, composto da quindici associazioni animaliste italiane ed europee (Animalisti Italiani Onlus, Antidote Europe, ACL Onlus, Chiliamacisegua, Ceda Onlus, Coalition Anti Vivisection Fr., Com. Scientifico Equivita, Fondazione Hans Ruesch, Gaia Italia, GeaPress, Gruppo Bailador, Leal, Sosanimali Youtube, Unacremona, U.N.A.), ha predisposto una protesta indirizzata al Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso e al Commissario alla Salute John Dalli.
Se vuoi anche tu aderire alla protesta e gridare il tuo NO al riinvio dello stop dei test cosmetici sugli animali puoi:
1) Se hai un account Facebook puoi andare sulla pagina “2013 STOP ANIMAL TESTING FOR COSMETICS“  e cliccare “mi piace”, ogni “mi piace” equivale ad una firma alla lettera di protesta da inviare al Presidente Barroso e al Commissario Dalli. L’adesione a questa pagina di Facebook è necessaria per contare gli aderenti alla protesta.
2) Se non hai un account Facebook puoi scaricare la lettera di protesta indirizzata al Presidente Barroso e al Commissario Dalli, stamparla e firmarla. Tutte le lettere vanno inviate a CAMPAGNA COSMETICI  c/o LEAL, via Settala 2, 20124 Milano. La LEAL, per conto del Coordinamento “2013 STOP animal testing for cosmetics” si occuperà di conteggiare e di far arrivare tutte insieme le lettere della protesta direttamente alla Commissione Europea.
CLICCA QUI PER SCARICARE LA LETTERA IN VERSIONE ITALIANA
(per i cittadini italiani)
CLICCA QUI PER SCARICARE LA LETTERA IN VERSIONE INGLESE
(per i cittadini stranieri)

Galline in batteria: dall’Europa conferma del divieto al 2012

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Il Parlamento impegna la Commissione sul divieto. Intervento del Presidente De Castro su GeaPress

GEAPRESS – 459 voti favorevoli, 32 contrari e 17 astenuti. Questa la maggioranza schiacciante con la quale gli europarlamentari hanno approvato la risoluzione che chiede alla Commissione europea di rispettare il divieto di allevare galline ovaiole in batteria fissato al 1° gennaio 2012 .
Il Parlamento ha inoltre chiesto, sempre alla Commissione, di opporsi decisamente a qualsiasi tentativo avanzato da Stati membri sul rinvio della data. Il rischio, infatti, è che la Commissione europea possa dar credito alle lagnanze dei produttori di uova circa l’impossibilità ad adeguarsi ad un divieto che, in realtà, doveva entrare in vigore già dodici anni fa.
Secondo i dati in possesso, almeno il 30% dei produttori hanno infatti già dichiarato di non potersi adeguare alla scadenza. Per tale motivo il Parlamento ha altresì invitato la Commissione a presentare entro il 31 dicembre del prossimo anno un elenco di produttori che non saranno in grado di rispettare il divieto.
Secondo quanto riferito a GeaPress dal Presidente della Commissione AGRI, on.le Paolo De Castro, la Commissione esecutiva nel rispondere agli eurodeputati ha riferito che non sarà concessa proroga alcuna oltre il termine del 1° gennaio 2012.
Sempre il Presidente De Castro, intervenendo sulle recenti polemiche riportate da GeaPress, sul suo possibile interessamento a favore dei produttori, forse funzionale allo slittamento del divieto, ci ha voluto precisare come fin nel suo intervento odierno in Parlamento non è stata chiesta alcuna proroga, ma solo un intervento dell’esecutivo per tutelare il benessere animale ed evitare distorsioni in termini di concorrenza, ovvero garantire il rispetto della reciprocità delle regole commerciali.
Ovviamente siamo lieti, e per questo lo ringraziamo, del fatto che il Presidente De Castro non è a favore del rinvio del divieto delle gabbie in batteria fissato al 1° gennaio 2012. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).
 

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