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martedì 22 gennaio 2019

Bracconaggio sui monti Lucretili

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Questo fine settimana abbiamo perlustrato le zone boschive limitrofe ai Monti Lucretili, un'area a noi nota da tempo per il bracconaggio dei cinghiali. Dopo aver percorso diversi sentieri, ne abbiamo attraversato uno non molto battuto e proprio lì abbiamo trovato un numero esiguo di lacci per cinghiali ma tutti armati, cioè pronti a catturare. I lacci metallici sono delle trappole "a cappio" tanto semplici quanto spietate: vengono nascoste tra rami e sterpaglie, di solito tra due alberi, e quando l'animale (qualunque animale) ci passa in mezzo resta incastrato (il più delle volte dalla testa) e più tenta di liberarsi più il cappio stringe. Gli animali che finiscono in queste trappole muoiono di stenti o di asfissia dopo ore di sofferenza.
Resi inattivi i lacci, abbiamo poi proceduto alla segnalazione agli organi competenti.

mercoledì 19 dicembre 2018

Sardegna: campo antibracconaggio 2018

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Anche quest'anno abbiamo aderito al campo antibracconaggio organizzato dalla Lega Abolizione Caccia  nella Sardegna meridionale.
La campagna si svolge in due periodi, uno – appena concluso – a dicembre e il secondo a febbraio 2019.
trappola a terra per avifauna
In questa prima fase abbiamo perlustrato aree finora non battute, dove, sulla base di segnalazioni ricevute durante i tanti anni di operato e sulle potenzialità faunistiche, potevano riscontrarsi fenomeni di bracconaggio: il massiccio dei Sette Fratelli e il basso Campidano.


trappola aerea per avifauna
In poco meno di una settimana di ricerca sono stati individuati almeno due siti dove è risultata evidente la presenza pregressa di uccellagione con l’utilizzo di reti e trappole metalliche, attività illegale che, al momento e a causa del limitato passaggio di uccelli migratori, non è risultata in corso.
Durante una verifica nell’area del parco naturale regionale di Gutturu Mannu, sono state neutralizzate oltre 150 trappole per avifauna (latziteddus, lacci in nylon e crine posizionati sugli alberi, nonchè  “armature metalliche” predisposte per il posizionamento dei lacci da albero e trappole a scatto posizionate a terra) e un centinaio di trappole per ungulati (sos cropos, cavi d’acciaio per la cattura di cervi e cinghiali).


cavo di sostegno per rete



Il bracconaggio è un’attività illegale e distruttiva del patrimonio ambientale (si stimano un centinaio di bracconieri “fissi” + circa duecento “occasionali”nella sola Capoterra). Il giro di affari è di sensibili dimensioni: basti pensare che una sola griva (spiedo di 8 tordi, de pillonis de tàccula) costa al mercato illegale un centinaio di euro al dettaglio.      
Dai riscontri anche diretti, tuttavia, il fenomeno del bracconaggio appare in forte diminuzione, grazie anche alla complessiva azione di contrasto da parte delle Forze dell’ordine, sostenuta dalle associazioni ecologiste.

martedì 19 giugno 2018

Ponza: campo antibracconaggio 2018

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tracce di rete per uccellaggione
batteria per richiami elettromagnetici
Come ogni anno abbiamo partecipato al campo antibracconaggio suelle isole pontine, in particolare Ponza e Ventotene, organizzato dalla Lega Abolizione Caccia. Il campo ha come scopo la protezione e la difesa della migrazione dei numerosi volatili che nel periodo primaverile arrivano nel nostro paese per proseguire poi il loro cammino verso il nord dell'Europa. Lungo gli ormai storici sentieri, battuti e ribattuti, le solite numerosissime cartucce dei fucili a dimostrarci come l'attività venatoria nel periodo di caccia consentito (ma spesso anche fuori stagione) sia molto praticata. Abbiamo trovato tracce di rete per uccellaggione e, nascosta sotto un mucchio di aghi di pino, la batteria di una macchina che serve ad attivare i richiami elettromagnetici per attirare tortore o quaglie. Sono stati monitorati i punti strategici dove di solito i bracconieri sparano, ed è stata percorsa in lungo e in largo l'isola di Ponza alla ricerca di trappole. Ogni punto è stato coperto e così anche quest'anno abbiamo messo i bastoni tra le ruote agli ormai pochissimi incalliti bracconieri.

mercoledì 13 dicembre 2017

Sardegna: campo antibracconaggio 2017

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Insieme ad una quindicina di volontari della L.A.C. Lega abolizione caccia, provenienti da Lazio, Toscana, Piemonte e Lombardia, con il sostegno del Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, abbiamo partecipato alla ventunesima campagna anti-bracconaggio nel Cagliaritano che ha portato alla neutralizzazione di oltre 1.000 trappole per avifauna (latziteddus, fra lacci in nylon e crine posizionati sugli alberi, “armature metalliche” predisposte per il posizionamento dei lacci da albero, trappole a scatto posizionate a terra) e ben 150 trappole per ungulati (sos cropos, cavi d’acciaio per la cattura di cervi e cinghiali).

La campagna ha visto, come di consueto, la partecipazione di tenaci volontari locali con l’obiettivo di bonificare quanti più boschi e zone di macchia mediterranea dalle micidiali trappole posizionate dai bracconieri.

Numerose le aree battute, decine di sentieri, nei boschi e nelle macchie mediterranee di Capoterra, Uta, Assemini, Santadi, Sarroch, Quartu S. Elena, in particolare nelle zone di Gutturu Mannu, Monti Mannu, S’Arcu de su Schisorgiu, Is Litteras, Poggio dei Pini, Rio S. Girolamo, Santa Barbara, Monte Arcosu, San Gregorio, Molentargius.

Anche quest'anno non sono stati trovati sul posto bracconieri ed è stata avvertita minore intensità della predisposizione di andalas, i sentieri con le trappole già attive, molto probabilmente visto il clima ancora mite che causa un passo modesto dei tordi. In crescita, invece, il posizionamento di trappole per ungulati.
zampa di cervo preso al laccio
 Negli stessi giorni sono state svolte “visite” presso i mercati cagliaritani di San Benedetto e di Via Quirra, per verificare la presenza di vendita abusiva di avifauna proveniente da attività illecite, fortunatamente senza alcun esito

domenica 28 maggio 2017

Ponza: campo antibracconaggio 2017

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Abbiamo aderito anche quest'anno al campo antibracconaggio della L.A.C. per proteggere il piccolo popolo migratore costituito da balie nere, pettirossi, averle, stiaccini, usignoli, tortore e quaglie, che per tradizione arricchiscono il macabro menu di Pasqua dell’isola di Ponza e non solo. Negli anni il bracconaggio sull’isola pare diminuito ma putroppo in questo particolare periodo dell'anno si continuano a trovare lungo i bellissimi sentieri, dei siti di trappolaggio attivi fino a qualche giorno fa, come le piazzole, dove vengono posizionate le trappole dette sep o taglioline. Abbiamo presidiato i punti sensibili, dove la caccia si praticava anche durante la stagione di chiusura e abbiamo raccolto cartucce sparate durante la caccia invernale che tappezzano letteralmente l’isola. Sono state rinvenute una decina di trappole ed evidenziato alcuni siti sospetti su Palmarola  e sulla base di queste segnalazioni, il NOA ha trovato e posto sotto sequestro tre fucili, di cui uno risultato rubato a Sperlonga e due con matricola abrasa, e ben 1150 cartucce, smentendo così ancora una volta la teoria del sindaco di Ponza Piero Vigorelli che lo ha visto schierarsi in questi anni contro LAC e CABS i cui volontari, armati

di cannocchiali e macchine fotografiche per documentare azioni di bracconaggio, venivano accolti sull’isola con denunce per divieto di sbarco.

sabato 15 ottobre 2016

Roma - zona trionfale: caccia ai bracconieri

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In zona Trionfale, nei pressi di un vasto terreno, sono stati trovati scarti di cibo e granaglie varie allo scopo di attirare i cinghiali, molto numerosi in quell'area. Non poco lontano dal cibo abbiamo trovato diversi lacci e perfino meccanismi a scatto con frecce posizionate in opportune zone di passaggio dei selvatici. Dopo il nostro intervento, almeno per il momento, abbiamo dissuaso i bracconieri dal loro intento. Continueremo a monitorare la zona anche nei mesi successivi

 



lunedì 30 maggio 2016

Ponza: campo antibracconaggio 2016

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La tradizione del bracconaggio con le trappoline sembra non voler lasciare l'isola di Ponza, nonostante i controlli da parte dei volontari, delle guardie venatorie volontarie e del Corpo Forestale si siano fatti ormai estremamente intensi.
Gli orti e la macchia mediterranea della splendida isola sono infatti ancora utilizzati in primavera e autunno da alcuni ponzesi che non rinunciano a bracconare. Lungo alcuni sentieri i bracconieri tendono fili di nylon per controllare i nostri spostamenti . Le piccole trappoline a scatto, rese appetibili con camole della farina, sono situate sapientemente negli spazi aperti, spesso in punti inaccessibli a picco sul mare. Gli ormai rari migratori transahariani - usignoli, stiaccini, balie, codirossi, averle, cutrettole, pigliamosche - attratti dal movimento dell'insetto vi cadono dentro e muoiono numerosi.



filo di nylon lungo un sentiero
 Ormai da tre anni, durante la presenza dei volontari su Punta Incenso e Monte Guardia, si odono spari provenire dall'isola di Palmarola,  dove gruppi di cacciatori provenienti anche da Ponza nasconderebbero fucili. Lo scorso anno da un sopralluogo in questo stesso periodo, è stata rinvenuta la presenza di numerose "spiumate" delle specie:  tortora, upupa e gruccione, nonché  una rondine appena uccisa in un edificio aperto vicino al molo. Così, per un periodo di due settimane durante il picco della migrazione, due squadre del CABS hanno occupato quest'anno, la piccola disabitata isola mediterranea di Palmarola. I bracconieri spesso salpano dalla vicina isola di Ponza (presidiata dal campo LAC/CABS) per abbattere impunemente tortore e quaglie sull'isola vicina, oltre che per sistemare le odiose trappole a scatto per Codirosso, Culbianco e Stiaccino, senza timore di essere denunciati. La presenza delle due squadre CABS ha portato i risultati sperati. Dopo il primo presidio e la comunicazione delle osservazioni alla forestale, il NIPAF di Latina ha condotto un blitz in elicottero su Palmarola, denunciando due cacciatore sull'isola, insieme ai loro 3 fucili illegali, 71 caricatori di munizioni e 111 trappole a scatto! I media italiani hanno riferito ampiamente sul CABS e l' "occupazione" dell'isola. Il sindaco di Ponza Vigorelli ha "ringraziato" il CABS per l'eccellente operazione denunciando i quattro volontari per campeggio abusivo sull'isola dei bracconieri....

sabato 12 dicembre 2015

Sardegna:campo antibracconaggio 2015

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Una dozzina di volontari della Lega per l’Abolizione della Caccia – L.A.C. provenienti da Lazio, Piemonte e Lombardia, ha condotto la diciannovesima campagna anti-bracconaggio nel Cagliaritano che ha portato alla neutralizzazione di oltre un migliaio di trappole per avifauna (latziteddus, esattamente 417 lacci in nylon e crine posizionati sugli alberi, centinaia di “armature metalliche” predisposte per il posizionamento dei lacci da albero, 280 trappole a scatto posizionate a terra) e ben 80 trappole per ungulati (sos cropos, cavi d’acciaio per la cattura di cervi e cinghiali).

La campagna ha visto, come di consueto, la partecipazione di tenaci volontari locali e giunti da varie parti dItalia con l’obiettivo di bonificare quanti più boschi e zone di macchia mediterranea dalle micidiali trappole posizionate dai bracconieri.
Numerose le aree battute, decine di sentieri, nei boschi e nelle macchie mediterranee di Capoterra, Uta, Assemini, Santadi, Sarroch, Sinnai, in particolare nelle zone di Gutturu Mannu, Monti Mannu, S’Arcu de su Schisorgiu, Is Litteras, Poggio dei Pini, Rio S. Girolamo, Santa Barbara, Monte Arcosu, San Gregorio. 

A differenza di altre occasioni, non sono stati trovati sul posto bracconieri ed è stata avvertita minore intensità della predisposizione di andalas, i sentieri con le trappole già attive, molto probabilmente visto il clima ancora mite che causa un passo tuttora modesto dei tordi.  

Negli stessi giorni sono state svolte “visite” presso i mercati cagliaritani di San Benedetto e di Via Quirra, per verificare la presenza di vendita abusiva di avifauna proveniente da attività illecite, fortunatamente senza alcun esito.

Il bracconaggio è un’attività illegale e distruttiva del patrimonio ambientale (si stimano un centinaio di bracconieri “fissi” + circa duecento “occasionali” nella sola Capoterra). Il giro di affari è di sensibili dimensioni: basti pensare che una sola griva (spiedo di 8 tordi, de pillonis de tàccula) costa al mercato illegale un centinaio di euro al dettaglio. Tuttavia fra i principali “fruitori” finali del bracconaggio sembrano proprio essere alcuni noti ristoranti del Cagliaritano.  Da non tralasciare il controllo, nel periodo delle festività natalizie, dei mercati pubblici. 
Dai riscontri anche diretti, tuttavia, il fenomeno del bracconaggio appare in sensibile diminuzione, grazie anche alla complessiva azione di contrasto da parte delle Forze dell’ordine e delle associazioni ecologiste.
Follìa, poi, è anche solo l’ipotesi di una legalizzazione del bracconaggio, dell’uccellagione in particolare, recentemente nuovamente avanzata da cacciatori e amministratori locali di Capoterra e duramente contrastata da parte ecologista.
La caccia di frodo è, infatti, un reato contravvenzionale punito dalla legge n. 157/1992 e s.m.i. con sanzioni penali (art. 30) e con sanzioni amministrative (art. 31), nonché dalla legge regionale Sardegna n. 23/1998 e s.m.i. (art. 74).

venerdì 14 agosto 2015

Ponza: campo antibracconaggio 2015

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La missione conclusa nella piccola isola tirrenica di Ponza ha permesso di offrire ad uno sterminato, spettacolare esercito di migratori grandi e piccoli, una migrazione tranquilla così come dovrebbe essere naturalmente. Una «stazione di servizio» (quasi) sicura durante la migrazione di ritorno al Nord, nella quale riprendere forza dalle folli fatiche del viaggio senza dover fare i conti con trappole, reti e fucilate fuori stagione. Lo scenario a tratti fantastico vissuto dai volontari, provenenti da tutta Italia, che si sono alternati per settimane nella vigilanza delle zone a rischio di Ponza (e quest’anno anche di Palmarola) è stato animato per fortuna solo da qualche sparo, e da una «cascata» quasi continua di Luì verdi e Pigliamosche; Falchi pellegrini e Albanelle; Averle e Verzellini; Gruccioni e Rigogoli; Culbianchi e Ballerine: una quarantina di specie e poche trappole ad accoglierle. Grazie al lavoro di bonifica effettuato dal Cabs in collaborazione con il Corpo forestale di Latina sono state identificate e denunciate 3 persone per un totale di 38 trappole nelle quali sono stati rinvenuti esemplari di Codirosso spazzacamino e Pettirossi, mentre nella rete trovata su segnalazione, sono stati morti Usignoli, Verzellini, Upupa e Pettirossi, e non sono mancati i ritrovamenti di cartucce nuove a testimoniare gli spari sentiti durante i nostri presidi.
Il nostro presidio del territorio è stato continuo, come sempre concentrato nelle «zone rosse» della Piana d’Incenso e di monte Guardia, la verifica fatta anche sul territorio di Palmarola ha permesso di constatare che l’assenza di vigilanza è una condizione di cui i bracconieri approfittano immediatamente. Nell’isola quasi disabitata, alle prese con più di un abuso edilizio, abbiamo trovato i resti inequivocabili di caccia fuorilegge, rappresentati da cumuli di spiumate di specie protette.
Ponza è bellissima, ma la sua parte oscura è ancora ben presente, rappresentata da un mare di bossoli, che i volontari ogni anno raccolgono, che crea una oscena «fioritura» colorata in ogni stagione e dai movimenti dei bracconieri (alcuni non hanno rinunciato neanche questa volta agli atteggiamenti intimidatori) impegnati nel controllo continuo dei nostri movimenti; certamente alla ricerca del momento giusto per estrarre il fucile da un nascondiglio e fare fuoco.
Cresce però la consapevolezza di molti isolani, un'incontro con il sindaco di Ponza ha dato modo di far compredere che la presenza dei volontari non e’ provocazione ma e’ per proteggere le bellezze dell'isola, e far rispettare la legge, perchè sopravvive ancora l’usanza di mangiare piccoli uccelli a Pasqua.
Il sindaco ha garantito che riapriranno i sentieri da trekking per consentire ai turisti di visitare e vedere le bellezze nascoste di un'isola che merita di essere tutelata da pochi sparatori repressi. Molti ponzesi sono consci della necessità di cambiare integralmente registro pensando finalmente a un turismo naturalistico e compatibile che parta proprio dallo spettacolo eterno della migrazione. Dall'anno prossimo la Lac organizzerà un viaggio naturalistico unico con guide speciali: i volontari che da anni conoscono Ponza nei lati più belli e regalano ai turisti la bellezza della migrazione. Noi ci siamo stati e ci saremo ancora; fino a quando l’orizzonte del popolo migratore non sarà sgombro.




giovedì 11 dicembre 2014

Sardegna- Campo antibracconaggio 2014

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cappi aerei per la cattura di avifauna
Una quindicina di volontari della Lega Abolizione Caccia ha condotto la diciottesima campagna anti-bracconaggio nel Cagliaritano che ha portato, nonostante giorni di tempo incerto, alla neutralizzazione di oltre 1.700 trappole per avifauna (latziteddus, esattamente 305 lacci in nylon e crine posizionati sugli alberi, oltre un migliaio di “armature metalliche” predisposte per il posizionamento dei lacci da albero, e 387 lacci a scatto posizionati a terra), 1 rete per l’uccellagione e ben 81 trappole per ungulati (sos cropos, cavi d’acciaio per la cattura di cervi e cinghiali). 

cinghiali trovati morti nelle trappole
Dalle trappole per gli ungulati è stata liberata e reintrodotta in natura una femmina di Cinghiale (Sus scrofa meridionalis) nei pressi della riserva naturale WWF di Monte Arcosu, mentre sono stati rinvenuti due esemplari di Cinghiale deceduti.La campagna ha visto, come di consueto, la partecipazione di tenaci volontari locali e giunti da varie parti d’Italia con l’obiettivo di bonificare quanti più boschi e zone di macchia mediterranea dalle micidiali trappole posizionate dai bracconieri.
Numerose le aree battute, decine di sentieri, nei boschi e nelle macchie mediterranee di Capoterra, Uta, Assemini, Santadi, Sarroch, in particolare nelle zone di Gutturu Mannu, Monti Mannu, S’Arcu de su Schisorgiu, Poggio dei Pini, Rio S. Girolamo, Santa Barbara, Monte Arcosu.  

Tutti i mezzi vietati per l’attività venatoria e gli esemplari di fauna morta recuperati dai volontari della L.A.C. sono stati consegnati al Corpo forestale e di vigilanza ambientale presso il comando Stazione di Capoterra quali corpi di reato.

In alcune occasioni sono stati trovati sul posto bracconieri, fra i quali – lungo la strada provinciale n. 1 “Capoterra – Santadi” – R.P., bracconiere già destinatario della misura di prevenzione “foglio di via” e più volte segnalato all’Autorità giudiziaria per ipotesi di reato ambientali.
 Negli stessi giorni sono state svolte “visite” presso i mercati cagliaritani di San Benedetto e di Via Quirra, per verificare la presenza di vendita abusiva di avifauna proveniente da attività illecite, fortunatamente senza alcun esito.


cappio per cattura cinghiali
trappola a terra per avifauna
Il bracconaggio è un’attività illegale e distruttiva del patrimonio ambientale (si stimano un centinaio di bracconieri “fissi” + circa duecento “occasionali” nella sola Capoterra). Il giro di affari è di sensibili dimensioni: basti pensare che una sola griva (spiedo di 8 tordi, de pillonis de tàccula) costa al mercato illegale un centinaio di euro al dettaglio. Tuttavia fra i principali “fruitori” finali del bracconaggio sembrano proprio essere alcuni noti ristoranti del cagliaritano nei confronti dei quali appaiono necessarie ispezioni senza preavviso.  Da non tralasciare il controllo, nel periodo delle festività natalizie, dei mercati pubblici. 

Dai riscontri anche diretti, tuttavia, il fenomeno del bracconaggio appare in sensibile diminuzione.
volontaria in azione
Follìa, poi, è anche solo l’ipotesi di una legalizzazione del bracconaggio, dell’uccellagione in particolare, recentemente nuovamente avanzata da cacciatori e amministratori locali di Capoterra e duramente contrastata da parte ecologista.

La caccia di frodo è, infatti, un reato contravvenzionale punito dalla legge n. 157/1992 e s.m.i. con sanzioni penali (art. 30) e con sanzioni amministrative (art. 31), nonché dalla legge regionale Sardegna n. 23/1998 e s.m.i. (art. 74).

martedì 20 maggio 2014

Ponza. Campo antibracconaggio 2014

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Alcuni volontari dell'associazione Terranomala, hanno partecipato, come ormai ogni anno, al campo antibracconaggio sull'isola di Ponza organizzato dalla Lega Abolizione Caccia. In tutti questi anni di attività rivolta alla salvaguardia del piccolo popolo migratore sull'isola di Ponza sembrava che le cose stessero decisamente migliorando. Ogni anno durante i presidi dei volontari, spari e trappole erano sensibilmente calati.
Purtroppo dopo 20 anni la primavera 2014 sta diventando un inferno per tortore, quaglie in migrazione e per piccoli uccelli.

Già da marzo la situazione si era presentata critica con il rinvenimento di oltre 200 trappole attive posizionate in orti e sequestrate dalla Forestale grazie al preziosa collaborazione del Cabs.
Nonostante le 7 denunce penali, l'inizio dei presidi dei volontari Lac si sono complicati da subito: dalle minacce rivolte al proprietario della casa perchè non ce la desse in affitto fino agli spari in prossimità di turisti. E poi le immancabili "discussioni" animate che sono arrivate al contatto fisico da parte dei ben noti irriducibili sostenitori dell'illegalità.
Pettirosso ucciso dalla sep

Illegalità che ricordiamo non va solo a danno di una fauna stremata che sta migrando per riprodursi, ma anche dell'immagine dell'isola e dell'incolumità dei turisti. E proprio i turisti quest'anno sono stati di grande aiuto: avvicinati dai volontari hanno raccontato vari episodi, ricordando che anni fa su punta Incenso si trovavano tantissime trappole con uccellini agonizzanti intrappolati, e che, con l'aiuto di un legnetto erano riusciti a far scattare le trappole per renderle inoffensive. Occhi lucidi, ringraziamenti ai volontari perchè ora quelle trappole non sono più lì sui sentieri. Ma purtroppo non è lo stesso per gli spari: altri turisti ci hanno raccontato che su monte Guardia avevano incontrato un cacciatore che alla domanda "ma adesso non è chiusa la caccia? rispondeva "qui, a Ponza, no e poi andate al mare che mi fate scappare le tortore". 
Tortora trivellata dai pallini

I volontari sanno di avere il consenso della maggior parte degli isolani che ci dicono, purtroppo sottovoce, " bravi" con grandi sorrisi.
Durante i primi turni sono state censite oltre una cinquantina di specie fra cui averla capirossa, sterpazzola, lui grosso e verde, falco della regina, ortolano, rigogoli e tanti altri stupendi uccelli.


Sempre a Piana d'Incenso, ignoti hanno sparato alle tortore (numerose le spiumate recenti ritrovate) proprio in mezzo alle famiglie di turisti in gita sull'Isola.
La situazione viene monitorata costantemente dai volontari, il riscontro è che le trappole sembrano diminuite ma gli spari si sentono soprattutto nelle aree storicamente 'calde' come punta Incenso, cala Cecata e monte Guardia. Come accade spesso, le fucilate sono precedute, o seguite, da scoppio di petardi, esplosi per confondere sia i volontari sia le forze dell'ordine, nonostante l'evidente differenza tra i due rumori. La conferma delle esplosioni è venuta dal ritrovamento di cartucce nuove appena esplose e spiumate di tortore occultate dai cacciatori/bracconieri grazie ai cani da caccia.
Cartucce esplose di recente


In seguito ai riscontri di attività di bracconaggio sul Monte Guardia i volontari hanno spostato il presidio in quel luogo e arrivando di sorpresa si sono imbattuti in persone in attività sospette, dando l'impressione di essere riusciti a scongiurare altri abbattimenti; nel frattempo infatti la zona è interessata dalla migrazione di tortore che si fermano per alimentarsi e riposare: è stato possibile vedere diversi esemplari addormentati sugli alberi.
Quando vediamo il piccolo popolo migratore, come i cul bianco o le balie nere che rimangono fermi, stanchi, aspettando che il vento si plachi con lo sguardo rivolto al mare come a dirsi ho ancora tanta strada da fare ma sono stanco e il vento non mi aiuta, allora la voglia dei volontari diventa forte e motivata, perché se ci sono ancora un buona parte di uccelli vivi è solo grazie alla nostra presenza.



martedì 10 dicembre 2013

Sardegna- campo antibracconaggio 2013

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tordo morto in un laccetto
Una quindicina di volontari della Lega per l’Abolizione della Caccia – L.A.C. ha condotto la diciasettesima campagna anti-bracconaggio nel Cagliaritano che ha portato, nonostante giorni di tempo incerto, alla neutralizzazione di più di 7 mila trappole per avifauna (latziteddus, esattamente 2.047 lacci in nylon e crine posizionati sugli alberi, 1.084 lacci a scatto posizionati a terra, oltre 4.000 armature in metallo” predisposte per il posizionamento dei lacci da albero), 2 reti per l’uccellagione e ben 81 trappole per ungulati (sos cropos, cavi d’acciaio per la cattura di cervi e cinghiali). Numerose le aree battute, decine di sentieri, nei boschi e nelle macchie mediterranee di Capoterra, Uta, Assemini, Santadi, Sarroch, in particolare nelle zone di Gutturu Mannu, Monti Mannu, S’Arcu de su Schisorgiu, Poggio dei Pini, Rio S. Girolamo, Monte Arcosu.
trappola avifauna
trappola aerea avifauna
Sono stati liberati dalle trappole 1 Cinciarella (Cyanistes caeruleus) e 1 Fiorrancino (Regulus ignicapilla), mentre sono stati rinvenuti numerosi piccoli uccelli privi di vita: 1 Merlo (Turdus merula), 1 Cinciarella (Cyanistes caeruleus), 5 Pettirossi (Erithacus rubecola), 11 Tordi bottaccio (Turdus philomelos), 1 Fringuello (Fringilla coelebs).

In alcune occasioni sono stati trovati sul posto bracconieri, fra i quali – lungo la strada provinciale n. 1 “Capoterra – Santadi” – R.P., bracconiere già destinatario della misura di prevenzione “foglio di via” e più volte segnalato all’Autorità giudiziaria per ipotesi di reato ambientali.
trappola
trappola a terra “armata”
Negli stessi giorni sono state svolte “visite” presso i mercati cagliaritani di San Benedetto e di Via Quirra, per verificare la presenza di vendita abusiva di avifauna proveniente da attività illecite, fortunatamente senza alcun esito.
avifauna uccisa dalle trappole
trappole trovate
Il bracconaggio è un’attività illegale e distruttiva del patrimonio ambientale (si stimano un centinaio di bracconieri “fissi” + circa duecento “occasionali” nella sola Capoterra). Il giro di affari è di sensibili dimensioni: basti pensare che una sola griva (spiedo di 8 tordi, de pillonis de tàccula) costa al mercato illegale un centinaio di euro al dettaglio. Tuttavia fra i principali “fruitori” finali del bracconaggio sembrano proprio essere alcuni noti ristoranti del Cagliaritano.  Da non tralasciare il controllo, nel periodo delle festività natalizie, dei mercati pubblici.
Dai riscontri anche diretti, tuttavia, il fenomeno del bracconaggio appare in sensibile diminuzione.

giovedì 19 settembre 2013

Campo anti bracconaggio in Puglia agosto 2013

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Nella settimana di ferragosto 2013, volontari delle associazioni LAC e TerrAnomala si sono recati nel Parco Nazionale dell'Alta Murgia e nel Gargano per verificare il fenomeno del bracconaggio nel territorio pugliese.
Appoggiandosi a guardie venatorie LAC e antincendio della zona, i volontari hanno potuto capire che la situazione è molto difficile da monitorare e contenere.
Sono stati fatti appostamenti notturni per controllare il movimento e le tecniche utilizzate dai bracconieri.
Il cinghiale è il più braccato e molti sono i metodi utilizzati per catturarlo. Raramente vengono usati i lacci, un tipo di trappola micidiale che attraverso un cappio munito di nodo scorsoio cattura l'animale condannandolo ad un'orribile morte per soffocamento. Nel mese di luglio ne sono stati ritrovati un centinaio nel bosco di Scoparella, a ridosso dei muretti a secco che delimitano le proprietà dei terreni.
Un altro modo usato per catturare i cinghiali è quello di scavare delle buche nel sottobosco, riempirle d'acqua ed attendere, nascosti anche sopra gli alberi, che l'animale vada a dissetarsi, per finirlo con un colpo secco di fucile.
Buca trappola da poco prosciugata
Questa orribile pratica è organizzata anche da alcune masserie all'interno del Parco: nei loro boschetti si adoperano per accogliere folli turisti disposti a pagare fior fior di quattrini per avere il loro parco divertimento allestito e sicuro. Le armi le trovano direttamente nella masseria, senza rischiare di essere pizzicati durante i controlli stradali. I volontari della LAC e TerrAnomala hanno potuto verificare che nei dintorni del bosco di San Magno, erano scavate buche da poco secche.
Ma nel Parco, il bracconaggio più frequente è lo sparo nel branco. E' un metodo abbastanza sicuro per la conformazione del territorio, esteso e boscoso. Per non farsi sorprendere con le armi mentre entrano o escono dal Parco, i bracconieri usano appendere i fucili agli alberi per recuperarli al bisogno.
Negli ultimi anni si è diffusa anche la pratica di rincorrere ed investire i cinghiali con grossi fuoristrada o pick-up rinforzati sul davanti con grandi paraurti, ed eventualmente finirli con una fucilata o sgozzandoli per caricare poi sul mezzo solo le parti che interessano, macellandoli quindi, direttamente sul luogo.
Altre zone di bracconaggio sono il  bosco di Gravina (o di Fesa Grande), che rimane fuori dal Parco e richiama “appassionati” dalla Basilicata, il Bosco Il Quarto, il Bosco la Resega, la Foresta di Mercadante e la zona boscosa di Poggiorsini.
Il cinghiale viene cacciato come trofeo e per la carne. I bracconieri forniscono i ristoranti della zona sia di carne da cucinare che di esemplari da aggiungere agli allevamenti regolari, non controllati a dovere e quindi di facile incremento numerico, ma per la maggior parte rivendono la carne del cinghiale a privati o agriturismi.
La scusa ufficiale per la caccia al cinghiale è sempre la dannosità dell'animale, che invece è vittima dello sfruttamento umano del territorio. Inoltre ogni anno i cinghiali si ritrovano in un territorio sempre più delimitato a causa degli incendi che devastano l'intera zona delle Murge, vera causa dei loro occasionali banchetti negli orti dei contadini.
Ma in Puglia, non è solo il cinghiale a destare l'interesse del bracconiere, sono state trovate infatti, in particolare nel Gargano, anche reti per uccelli lunghe decine di metri atte a catturare allodole e quaglie.

venerdì 21 giugno 2013

PONZA: VERSO UN TURISMO CONSAPEVOLE CONTRO IL BRACCONAGGIO.

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 È una storia lunga 18 anni quella che lega la Lega Abolizione Caccia con Ponza. Una storia che ha attraversato due fasi e che ora potrebbe entrare in una terza completamente nuova: quella dell’azzeramento dell’uccellagione e della promozione di un turismo consapevole e responsabile che gratifichi la straordinaria bellezza di quest’isola, anche al di fuori dei periodi canonici di turismo. È una storia iniziata nel 1994 con la prima missione LAC “arrembaggio al bracconaggio”. Dieci temerari volontari solcano il mare dell'Arcipelago Pontino in barca a vela, così testimoni della mattanza dei piccoli uccelli migratori. Ponza è tappezzata di sep (piccole trappole a terra che uccidono l’avifauna come luì, stiaccini e balie) ed è piena ad ogni anfratto di cacciatori impegnati ad abbattere tortore e quaglie. L’anno dopo inizia la seconda fase: quella dei campi veri e propri. I presidi primaverili dei volontari sono segnati da insulti e danneggiamenti di ogni genere che negli anni, anche grazie al supporto del corpo forestale dello Stato di Latina e del Nucleo Operativo Antibracconaggio, sono diminuiti di numero e di portata. I volontari si sono dovuti confrontare contro il pregiudizio degli isolani, convinti che la loro attività fosse motivata dal desiderio di diffondere un’immagine negativa dell’isola. Una fase segnata da tante denunce, da innumerevoli sequestri di trappole, da bracconieri in fuga col fucile in mano. Tanti i sopralluoghi nei posti conosciuti, con rimozione e segnalazioni attraverso riprese e foto, come il filmato di quest'anno che coglie in fragranza un isolano che armeggia con delle trappole, successivamente denunciato. Ed eccoci al campo della primavera 2013, durato dai primi di marzo fino alla fine di maggio: circa una trentina di volontari di LAC, Cabs, Vallevegan, TerraAnomala e Nemesi Animale si sono divisi il periodo migratorio su quattro turni, portando alla denuncia di due cacciatori e alla rimozione di circa duecento trappole. Forse il 2013 è l'anno che potrebbe aprire una breccia e una nuova fase per la LAC: la terza della storia di questo progetto. I bracconieri e gli spari stanno decisamente diminuendo così come il numero di trappole sparse negli orti.
Questo risultato è dovuto ai presidi permanenti che i volontari assicurano nelle zone di passo migratorio, visto che in mancanza di questa presenza i cacciatori riposizionerebbero reti e trappole. Ponza ha anche iniziato a mostrarsi uno scrigno di biodiversità e, cosa molto importante, la gente crede nei volontari. Nel 2012 i volontari hanno organizzato degli incontri nelle scuole e quest'anno hanno raccolto sacchi di cartucce che putroppo tappezzano Punta Incenso, quel piccolo tesoro che tutti dovrebbero rispettare ed apprezzare e che si vuole ripulire dal piombo. Ora per la LAC è il momento di pensare all’organizzazione di viaggi primaverili dedicati al birdwatching e all’osservazione della splendida flora del territorio. Certamente gli uccellatori non tollerano e continueranno a non tollerare i volontari, ma il resto dei ponzesi e l’amministrazione comunale non potranno che accogliere positivamente un turismo consapevole fuori stagione.

martedì 11 dicembre 2012

Campo antibracconaggio: Sardegna




Anche quest'anno abbiamo partecipato alla campagna antibracconaggio in Sardegna organizzata dalla LAC, che ha portato, nonostante giorni di tempo incerto, alla neutralizzazione di quasi 2 mila trappole “armate” per avifauna ( esattamente 739 lacci in nylon e crine posizionati sugli alberi e 1.123 lacci a terra) e ben 32 trappole per ungulati (cavi d’acciaio per la cattura di cervi e cinghiali).  Neutralizzate anche più di 2.000 armature in metallo per il posizionamento dei lacci.
trappola per cervi
lacci di nylon per avifauna
La campagna, ha visto, come di consueto, la partecipazione di volontari locali e di altri giunti da varie parti d’Italia con l’obiettivo di bonificare quanti più boschi e zone di macchia mediterranea dalle micidiali trappole posizionate dai bracconieri.
Numerose le aree battute nei boschi e nelle macchie mediterranee di Capoterra, Uta, Assemini, Santadi, in particolare nelle zone di Gutturu Mannu, S’Arcu de su Schisorgiu, Poggio dei Pini, Rio S. Girolamo, Monte Arcosu.
È stato liberato dalla trappola 1 tordo bottaccio (Turdus philomelos), mentre sono stati rinvenuti numerosi piccoli uccelli privi di vita: 2 merli (Turdus merula), 1 cincia mora (Parus ater) e 2 tordi bottacci. In alcune occasioni sono stati trovati sul posto bracconieri con cui vi sono stati scontri verbali.
tordo rimasto ucciso da una trappola a terra
Negli stessi giorni sono state svolte “visite” presso i mercati cagliaritani di San Benedetto e di Via Quirra, per verificare la presenza di vendita abusiva di avifauna proveniente da attività illecite, fortunatamente senza alcun esito. Quest’anno la campagna anti-bracconaggio della LAC in Sardegna è stata svolta in successione e coordinamento con quella precedente del CABS (Committee against bird slaughter)

lunedì 26 novembre 2012

Campo antibracconaggio Brescia. Strage annunciata degli uccelli migratori: trait d’union tra caccia e bracconaggio



Pettirosso intrappolato nell'archetto
Il 26° campo antibracconaggio della L.A.C. Lega per l’Abolizione della Caccia, in stretta collaborazione con il CABS (Committee against bird slaughter) ha portato alla luce gravi episodi di bracconaggio, uccisioni massicce di uccelli protetti e una diffusissima illegalità venatoria. In turno, i  trentasette volontari provenienti da Italia  ed Europa, hanno individuato nelle tre valli bresciane 1.675 trappole di cui sep (piccole tagliole) e archetti (che straziano e torturano  prima che sopraggiunga la morte) e 110 reti.  A questi dati si devono aggiungere quelli del Nucleo Operativo Antibracconaggio (NOA) del Corpo forestale dello Stato, con il quale si è operato in costante contatto, che ha sequestrato più di settecento uccelli e che in un solo intervento in ottobre (località Camignano)  ha accertato un impianto di uccellagione con 43 reti e ben 18 richiami acustici vietati.
 

Sparviero trovato morto in una rete
La certezza di una pesante sanzione pecuniaria da parte della Corte di Giustizia Europea ha bloccato la caccia in deroga ai piccoli uccelli migratori, ma non ha impedito all’arroganza di molti  cacciatori bresciani di sparare a tutto. Nella stragrande maggioranza dei controlli effettuati dalle guardie volontarie della LAC e di altre associazioni a cacciatori sono risultati abbattimenti di specie protette e utilizzo di richiami vivi non consentiti (fringuelli, peppole, frosoni, ecc.) spesso maltrattati e con falsi anelli. Si sono riscontrati situazioni d’illegalità diffusa, comportamenti di una  recrudescenza inaudita: sacchetti (carnieri) pieni di uccelli vietati (decine e decine di peppole e fringuelli sparati) e reti da uccellagione posizionate nel perimetro dei capanni.
Regolo morto nella rete
"Motivo" del bracconaggio: poenta/osei
Il bracconaggio agli uccelli migratori nel suo complesso sembra quest’anno molto più frammentato: alle concentrate e ampie  tese di trappole di una volta si assiste a una suddivisione delle stesse in diversi luoghi sempre meno accessibili, più nascosti e attive in fasce orarie più ristrette.
La maggior parte dei recidivi, incalliti bracconieri perseverano in questa pratica illegale, ritenendo evidentemente lievi le conseguenti condanne  già subite. Le sanzioni previste per legge sono decisamente irrisorie, il rischio è minimo e il mercato nero dell’uccellagione è redditizio: dai 3 ai 5 euro il prezzo di un uccellino spiumato, mentre un tordo che canta bene può valere da cinquanta a centinaia di euro come richiamo per gli appostamenti di caccia.

venerdì 9 novembre 2012

Isola del Giglio, ancora trappole e caccia selvaggia


Appostamento temporaneo su albero

 Dal 1 al 3 novembre 2012, volontari della LAC (Lega Abolizione Caccia) e di TerrAnomala si sono recati sull'Isola del Giglio per monitorare l'attività venatoria nel periodo di migrazione autunnale dell'avifauna.

Gabbia trappola 

Nelle vicinanze di alcuni sentieri secondari sono state trovate delle trappole sugli alberi e una gabbia-trappola attiva nel bosco; sono stati visti nelle vie del comune di Giglio Porto, cacciatori con il fucile in spalla o fra le mani e altri che riponevano nell'auto in strada il fucile sprovvisto di fodero. Nella giornata di Venerdì, che prevede il silenzio venatorio, sono stati rilevati numerosi appostamenti temporanei attivi, quando, invece, avrebbero dovuto essere smontati e resi inattivi. Le mulattiere e i percorsi turistici erano disseminati di cartucce usate,che per legge devono
essere raccolte e smaltite fra i rifiuti speciali.
                                                                               Sono stati ritrovati e disinnescati circa 120 lacci  per  conigli e mezza dozzina di schiacce, segno che il problema del   bracconaggio contro i conigli selvatici non è ancora stato affrontato con la dovuta serietà e con una sentita collaborazione fra le istituzioni competenti, che dovrebbero informare sui metodi alternativi al bracconaggio (nella zona Parco anche finanziarli). 
 Come già fatto notare in precedenza, le reti che riescono a proteggere orti e vigne sono state adottate negli ultimi mesi da molti contadini, ma tanti altri continuano a non considerarle, perpetuando l'uso dei cappi che strangolano i conigli, procurando loro una morte lenta e dolorosa.
Pettirosso trovato ferito. Dopo le nostre prime cure è stato immediatamente portato al centro di recupero di Grosseto da dove verrà rimesso in libertà tra pochi giorni

Non è la prima volta che la LAC verifica tanta illegalità diffusa sull'Isola del Giglio, dentro e fuori la zona Parco. E' evidente che sono assenti i dovuti controlli, mancanza che fa credere alla maggior parte dei gigliesi di potersi comportare come vogliono e di poter ammazzare indisturbati tanti animali, senza incorrere in nessun tipo di sanzioni.
 

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